Ho conosciuto la notte

Io sono uno che ha conosciuto la notte.
Ho fatto nella pioggia la strada avanti e indietro.
Ho oltrepassato l’ultima luce della città.

Io sono andato in fondo al vicolo più tetro.
Ho incontrato la guardia nel suo giro
ed ho abbassato gli occhi, per non spiegare.

Io ho trattenuto il passo e il mio respiro
quando da molto lontano un grido strozzato
giungeva oltre le case da un’altra strada,

ma non per richiamarmi o dirmi un commiato;
e ancor più lontano, a un’incredibile altezza,
nel cielo un orologio illuminato

proclamava che il tempo non era giusto, né errato.
Io sono uno che ha conosciuto la notte.

Robert Frost

Cadono uccelli morti

nebbia

Li chiamano giorni della merla, mio padre dice che cadono uccelli morti. Freddo. Quando c’è molto freddo mi dice invece, che cadono elefanti morti. Maggiore è il freddo, maggiore è la stazza dell’animale. Non capiscola correlazione logica, ma mi diverte parecchio. Sorrido sempre come se fosse la prima volta.

Io dico che questi sono giorni da tè caldo, sfogline freschissime e di gocce da guardare dietro i vetri appannati. Giorni da tepore domestico.

Lavoravo in un paesino sulle pendici di Enna, dove il freddo è freddo quanto quello delle Dolomiti trentine, è solo meno chiccosoma  è della stessa natura. Un collega mi diceva sempre, questi sono giorni per mangiare da soli e dormire in compagnia. Non ho mai ben capito perchè dovessi mangiare da solo. Odio mangiare solo. Il bello della tavola è condividere.

In pomeriggi come questi è davvero difficile abbandonare il tepore del plaid e la demenzialità dei programmi tv. Spesso capita che dobbiamo proprio scendere da casa e allora ci ritroviamo stretti nei nostri cappotti, con le mani intirizzite e assomigliamo ad omini Michelin goffi e stonati.

Amo il freddo. Odio il burrocacao. E’ di un dolciastro vomitevole. Devo riconoscere però che per un centauro è una delle poche armi di salvezza per mantenere labbra sempre sensuali.

Credo di amare il freddo. Il freddo comunica lentezza. Mette un limite di velocità al traffico dei neuroni. Fa osservare meglio dentro e fuori da sé stessi. Termosifoni di ghisa ustionanti, una tazza di tè e una bella tastiera per fissare i propri pensieri. In giorni come questi ho scritto le parti più belle del mio romanzo e ho scritto belle pagine di vita.

Erice è un borgo medievale diindubbia bellezza, forseuna Capalbio siciliana, erano giorni come questi, le strade avvolte dalla nebbia, i comignoli fumanti e il silenzio del freddo. Correre e rincorrere nel freddoe nella nebbia. Giocare come bambini. Scaldarsi con una cioccolata calda, pasticcini di mandorla e amore acerbo.

Buon freddo a tutti!

Non c’è limite di tempo

“Per quello che vale, non è mai troppo tardi o presto,
per essere quello che vuoi essere.
Non c’è limite di tempo, comincia quando vuoi.
Puoi cambiare o rimanere come sei, non esiste una regola in questo.
Possiamo vivere ogni cosa al meglio o al peggio.
Spero che tu viva tutto al meglio.
Spero che tu possa vedere cose sorprendenti.
Spero che tu possa avere emozioni sempre nuove.
Spero che tu possa incontrare gente con punti di vista diversi.
Spero che tu possa essere orgoglioso della tua vita.
E se ti accorgi di non esserlo, spero che tu trovi la forza di ricominciare da zero.“
(MONOLOGO SULLA VITA – da “Il curioso caso di Benjamin Button“)

Ho imparato a sognare

Potessero le mie mani sfogliare

Pronunzio il tuo nome
nelle notti scure,
quando sorgono gli astri
per bere dalla luna
e dormono le frasche
delle macchie occulte.
E mi sento vuoto
di musica e passione.
Orologio pazzo che suona
antiche ore morte.
Pronunzio il tuo nome
in questa notte scura,
e il tuo nome risuona
più lontano che mai.
Più lontano di tutte le stelle
e più dolente della dolce pioggia.
T’amerò come allora
qualche volta? Che colpa
ha mai questo mio cuore?
Se la nebbia svanisce,
quale nuova passione mi attende?
Sarà tranquilla e pura?
Potessero le mie mani
sfogliare la luna!

Federico Garcìa Lorca