Ho fame della mia città

8.jpgHo fame della mia città, allora mi tolgo di dosso questo pigiama sudato per il forte caldo, metto i jeans, una polo e salgo in moto. Ho fame della mia città. Sfreccio in via Libertà, che ricorda tanto gli Champs Elisèe, vedo il Giardino Inglese, Piazza Croci e poi vado ancora più giù, arrivo al Politeama, danzatori vibranti ruotano nella mia mente, accelero e con la fame di città che ho in corpo, arrivo subito al Teatro Massimo, una ventata di Aida mi avvolge le narici e ho ancora più fame, non mi sembra di vedere neanche i negozi eleganti del centro, parto alla volta del mare, prima il nuovo e poi il vecchio porto si accostano ai miei occhi e ai miei pensieri, la fame della mia città diventa un pani cà meusa a Porta Carbone, ma non mi basta, scendo dalla moto e raggiungo Franco o Vastiddaro dove panelle e crocche diventano compagne della mia fame, risalgo sulla moto, ho ancora fame della mia città, corro sull’antico Foro Italico, mi fanno compagnia le Mura delle Cattive, con i loro miti, pianti e leggende, ho sete del mare della mia città, lascio la moto e i miei pensieri rotolano tra prati e sale, aquiloni e pescatori, le mie gambe mi dicono che sto facendo la passeggiata a mare, giro le mie spalle e scopro che l’antichissima Kalsa, testimone della storia della mia città mi guarda con tutto il suo umile decoro, ho ancora fame della mia città, vado verso l’Orto Botanico, scopro che le magnolie adorate della mia città vengono tutte dai lontani paesi arabi, scoprò che c’è un filo unico tra Palermo e l’Islam, anche se non c’è più nessuna delle cento moschee i Mori vivono ancora nel nostro presente, ho ancora fame, uscendomi viene incontro un carretto con lo sfincione caldo caldo, non posso che mangiarlo ho troppa fame della mia città, ma devo ancora continuare non posso fermarmi vado lungo le vie della palermo antica, tra le parallele di via Roma, mi scontro con San Domenico in tutta la sua magnificenza, un miscuglio di odori mi chiama dalla Vucciria, sono voci che si confondono, che si mischiano, c’è la frutta, la carne, le fritture, ma ci sono anche le persone con le loro abbanniate, con le loro cantilene, mancano solo maghi e stregoni, ballo un valzer di mille sapori e torno alla mia fedelissima moto, sono con lei, sono con la mia fame, sono in via roma nuova, scendo per la Fiera del Mediterraneo e imobocco il borgo di Via Montalbo, aperto a qualsiasi ora, aperto per ogni esigenza, dalle sigarette, alla carne, dal tabacco alla verdura, arrivo fino al mercato ortofrutticolo, peccato è chiuso sarà per un altra volta, ma un eco mi chiama dall’alto, è la voce della Santuzza che sbatte sul vecchio Castello Utveggio e arriva a me, forse la mia fame si placherà solo da lei, salgo la strada dei campioni, quella su cui sfrecciavano i bolidi, salgo con la mia moto a velocità, Palermo è bellissima, vedo il mare che la bacia, vedo il sole che tramonta, vedo il porto, vedo i palermitani, ma ho ancora fame della mia città devo salire ancora, prima della grotta ci sono gli ambulanti, caramelle, torroni e pupi di zucchero, una miscellanea di colori, testimoni di tradizioni che in Sicilia tardano a morire, sono alla grotta, Mondello è ai miei piedi, sono dalla Santuzza, mi sento padrone della mia città, la fame è finita, posso tornare a casa.

Lascia un commento

Connettiti tramite Facebook

*