Salviamo un pezzo del nostro passato…
…grazie alla nostra amica Silvia ho letto un appello accorato che merita il rispetto di tutti colori i quali amano la storia, la natura, il paesaggio, di tutti coloro che entrando in una grotta chiudono gli occhi e riescono a immaginare la vita di chi c’era prima
SALVIAMO TUVIXEDDU!!!SALVIAMO LA NECROPOLI DI CAGLIARI
http://www.cagliarisocialforum.it/
Appello promosso da Eddyburg e Il Manifesto Sardo
SALVIAMO TUVIXEDDU-TUVUMANNU
La necropoli di Tuvixeddu-Tuvumannu, uno dei più importanti contesti funerari ipogeici del mondo antico e testimonianza della Cagliari punica, poi romana, corre un rischio mortale sotto l’assalto della cementificazione.
Il colle urbano, caratterizzato da migliaia di tombe che raccontano una epocale vicenda paesaggistica, funeraria, architettonica e decorativa della città, sino a proporre pregevoli documentazioni moderne Liberty, sta subendo un ulteriore e forse definitivo affronto dopo cinquant’anni di devastazioni urbanistiche.
La sentenza del Consiglio di Stato riporta il complesso monumentale ai vecchi e inadeguati vincoli del 1997 che la Regione autonoma della Sardegna, pur con gravi errori procedurali, aveva cercato di rendere congrui all’importanza dell’area: ma il pregio eccezionale del sito e la necessità di una tutela ben più ampia di quella legata all’accordo di programma del 2000 non possono essere messi in discussione.
Straordinarie architetture cavate e decorate in affresco rendono Tuvixeddu in grado di far capire ciò che non è più documentato, in qualità e ampiezza, né a Cartagine né nel Libano dei Fenici.
Le molte centinaia di tombe rinvenute nel corso dei lavori del cosiddetto “parco archeologico”, finalizzati in realtà a nuove e devastanti cubature, dimostrano come l’accordo di programma e i relativi vincoli apposti dalla Soprintendenza Archeologica fossero assolutamente insufficienti e inadeguati, e oggi non più sostenibili.
Ci rivolgiamo al Ministero per i Beni e le Attività Culturali, alla Regione Autonoma della Sardegna, al Comune di Cagliari, perché fermino lo scempio della necropoli e dell’area, in violazione delle leggi nazionali vigenti e dei protocolli europei e UNESCO sul patrimonio culturale e paesaggistico; perché non compromettano a livello internazionale tradizione e immagine dell’Italia e della Sardegna.
Invitiamo le istituzioni a realizzare la tutela integrale dell’area, procedendo al restauro ambientale e archeologico dei danni inferti, destinando il colle di Tuvixeddu - Tuvumannu ad un’idea e ad un progetto di città che difenda integralmente le proprie aree pregiate e proponga Cagliari, nel solco di una millenaria tradizione storica, come porta mediterranea aperta ai suoi grandi racconti storici.
Chiediamo all’opinione pubblica, a studiosi e appassionati, a tutti i cittadini, alla rete associativa e alla grande tradizione di tutela del nostro paese di scendere in campo sottoscrivendo il nostro appello, vigilando affinchè vengano perseguiti e realizzati i seguenti obiettivi:
- l’ampliamento dei vincoli su tutto il sito di Tuvixeddu sino almeno a quelli stabiliti di recente dalla Regione Autonoma e ora non più validi per via degli errori procedurali stabiliti dal Consiglio di Stato;
- l’eliminazione di ogni ulteriore edificazione nell’area;
- la definizione di strumenti di salvaguardia condivisi e giuridicamente impeccabili;
- l’acquisizione pubblica dei terreni di tutto il colle;
- l’apertura di un dibattito sulla città, della quale Tuvixeddu rappresenta la più importante ma non certo l’unica area archeologica di grande rilievo, né l’unica a rischio;
- la promozione di un grande concorso di idee per una destinazione e un utilizzo del sito compatibile con la sua natura, destinato ad arricchire la godibilità del nostro patrimonio culturale e paesaggistico e la qualità della vita urbana.
Necropoli di Tuvixeddu
Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.
(Reindirizzamento da Tuvixeddu)
Coordinate: La necropoli di Tuvixeddu è la più grande necropoli fenicio-punica, ancora esistente nel bacino del Mediterraneo. Si estende su tutto il colle omonimo, all’interno della città di Cagliari, ed è compresa fra il rione cresciuto lungo il viale Sant’Avendrace e quello di via Is Maglias.
Il nome tuvixeddu significa “colle dei piccoli fori”, dal termine sardo tuvu per “cavità”, dovuto alla presenza di numerose tombe scavate nella roccia calcarea.
Storia [modifica]Tra il VI ed il III secolo a.C. i Cartaginesi scelsero il colle per seppellirvi i loro morti: tali sepolture erano raggiungibili attraverso un pozzo scavato interamente nella roccia calcarea e profondo dai due metri e mezzo sino a undici metri. All’interno del pozzo una piccola apertura introduceva alla camera funeraria o cella sepolcrale. Le camere funerarie erano finemente decorate, e sono state trovate all’interno anfore altrettanto decorate; inoltre sono state rinvenute delle ampolle dove si mettevano delle essenze profumate. Alle pendici del colle di Tuvixeddu si trova anche una necropoli romana, che si affacciava sulla strada che, all’uscita della città, diventava la a Karalibus Turrem (oggi il viale Sant’Avendrace). La necropoli romana è prevalentemente composta da tombe ad arcosolio e colombari.
Di particolare interesse, tra le tombe puniche, la Tomba dell’Ureo e la Tomba del Combattente, decorate con palme e maschere tutt’ora ben conservate. Dopo la distruzione della città di Santa Igia intorno al 1200 da parte dei Pisani, i superstiti si stanziarono nell’attuale viale Sant’Avendrace, alle pendici del colle: così buona parte delle case si addossarono a Tuvixeddu, utilizzando ognuna di queste un accesso alle grotte. Ancora oggi, in caso di demolizione delle vecchie case del quartier spesso si trovano grotte con evidenti segni di uso abitativo.
Il colle di Tuvixeddu non venne mai valorizzato, e nel XX secolo divenne la cava di una cementeria dell’Italcementi, che ne ha terminato l’estrazione solamente negli anni Ottanta. Così con i lavori di cava molte tombe andarono irrimediabilmente distrutte, anche se ne vennero trovate altre. Inoltre durante i bombardamenti della seconda guerra mondiale le grotte vennero usate dagli abitanti della zona come rifugi antiaerei, e i più anziani le usarono come abitazioni per non dover correre ogni volta nel colle. Nell’immediato dopoguerra vennero abitate da chi aveva perso la casa durante i bombardamenti. Nel colle della cementeria oggi rimane soltanto la torre per la fabbricazione della calce e un capannone che si trova affianco alla nuova ala della scuola media limitrofa.
Vi si vorrebbe realizzare un grande parco archeologico e naturalistico, all’interno del quale è prevista anche la costruzione di un museo che conservi i reperti e la storia del colle, anche se gli interessi di alcune ditte edilizie sono puntati verso la realizzazione di numerosi appartamenti in via Is Maglias e in viale Sant’ Avendrace.
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il 2 Settembre 2008 alle 06:24 dice:
Sono rimasta incantata dal lavoro certosino che hai fatto….a questo punto le parole mi sembrano davvero superflue quindi GRAZIE A TE di cuore e grazie a chi prenderà a cuore questa causa.Un abbraccio da me e Fernando!
il 2 Settembre 2008 alle 09:21 dice:
“Possano le tue ossa, Pomptilla, sbocciare in viole e gigli e possa tu fiorire in petali di rosa e di profumato croco e di amaranto che non appassisce e nei bei fiori della violacciocca, di modo che, simile al narciso e al giacinto assai compianto, il tempo futuro possa avere anche un tuo fiore.” ( epitaffio inciso tra il I° ed il II° secolo dopo Cristo nella roccia ai piedi del colle di Tuvixeddu)
Come possiamo rinunciare, con un colpo di spugna, a tutto questo?
Spero con tutto il cuore che la belezza possa salvare il mondo…..
il 2 Settembre 2008 alle 10:06 dice:
Temo che da sola la bellezza non basterà a salvare il mondo…speriamo che le nuove generazioni siano più colte delle precedenti…
L’epitaffio è davvero splendido, mi hai messo la voglia di andare in Sardegna a vederlo di persona..
Grazie