L’amigdala
L’amigdala è una piccola mandorla che vive al centro del nostro cervello, è la custode della nostra intelligenza emotiva, dentro una piccola piccolissima mandorla vive il nostro mondo di ricordi, le nostre esperienze, il nostro io emotivo…
Una porzione minima decide la nostra vita di relazione, decide i nostri momenti insieme agli altri…Ci pensate che tutte le nostre emozioni sono catalogate all’interno di questo cheap sofisticatissimo…
Sono sempre stato un pò scarso in biologia, ieri per la prima volta ne ho sentito parlare e sono rimasto affascinato, pensare che per le emozioni esiste una geografia e un archivio è un concetto strano, le emozioni sono sempre piuttosto eteree e veloci…
Mi chiedevo che colore potrebbe avere? Io idealmente direi che è blu…
Ho capito che tutti noi viviamo e ci comportiamo grazie all’amigdala, ho pensato di scrivere una storia, un racconto che prendesse spunto da questa mandorla, una storia che vada diretta alle emozioni, che scavi l’emotività dei personaggi…
Spero di anticiparvi presto qualche pagina
C’è un link interessantissimo:
http://www.maran-ata.it/psicologia/htm/intelligenza_emotiva.htm
Categorie: Pensieri in Blu

il 25 settembre 2008 alle 18:38 dice:
Che emozione ogni volta leggere i tuoi post, Pablo! sono davvero stimolanti….. da pochi giorni ho terminato di leggere THE ECHO MAKER, “Il fabbricante di eco” dell’ immenso Richard Powers che tratta una storia in cui l’amigdala e le sue funzioni e disfunzioni vengono raccontate in modo mirabile……..la storia è questa, più o meno……” Karin Schluter non pensava che avrebbe percorso ancora così presto le strade del Nebraska, lasciate alle spalle senza rimpianti anni prima, ma suo fratello Mark, rimasto vittima di un grave incidente stradale, è tutto quello che le resta della sua famiglia, e ha bisogno di lei. Quella che Karin tuttavia si troverà ad affrontare non è solo una difficile e dolorosa convalescenza. Mark infatti si è risvegliato dal coma con la sindrome di Capgras (e qui entra in gioco l’amigdala), un disturbo cerebrale che provoca una sorta di disconnessione tra la parte razionale ed emotiva del cervello. Il giovane riconosce le persone intorno a lui, ma spesso i sentimenti di cui le investe sono diversi, a volte anche in modo radicale. In Karin riconosce così la sorella, eppure allo stesso tempo non riesce più a provare per lei alcun sentimento di affetto”
. Richard Powers che è anche l’autore de IL TEMPO DI UNA CANZONE (uno dei romanzi più belli degli ultimi 5 -10 anni) e di altri ( TRE CONTADINI CHE VANNO A BALLARE, GALATEA 2.2, IL DILEMMA DEL PRIGIONIERO , tutti bellissimi) affronta questo tema neurobiologico con grande competenza. Grazie per avermi ” regalato” la possibilità di parlare di questo libro e, soprattutto, di questo AUTORE!
il 26 settembre 2008 alle 00:05 dice:
Silvia sei fantastica!!!Riesci sempre a fare crescere il nostro blog con i tuoi interventi…
E’ bello andare così in sintonia…
Ma quindi se ci si vuole avvicinare per la prima volta a Richard Powers cosa consigli? IL TEMPO DI UNA CANZONE?
Non ho mai letto nulla di suo, sono un lettore particolare, leggo tanto di pochi, ci sono autori che sono entrati nel mio cuore e di cui ho letto l’intera opera e questo mi porta a non conoscere molti scrittori…
il 26 settembre 2008 alle 07:44 dice:
Per me non è facile dare consigli di letture perchè il rapporto con la letteratura è così legato alla storia personale di ognuno tanto da creare degli “assolutismi” in questo campo in cui ciascuno rimane “solo” a percorrere un pezzo di vita con l’autore……
Riporto su IL TEMPO DI UNA CANZONE una piccola parte della recensione dell’ Indice di Ibs …..IL TEMPO DI UNA CANZONE si rivela essere una lunga e struggente riflessione sul tempo (fisico, storico e interiore), la musica e la razza visti come tre aspetti di un medesimo problema. Se il legame fra tempo e musica è intuibile (“La musica stessa, proprio come i suoi ritmi, si svolgeva nel tempo. Un brano era quel che era solo in ragione di tutti i pezzi scritti prima e dopo di quello. Ogni brano cantava il momento che l’aveva portato a esistere”), più originale è quello tra tempo e razza: la questione razziale è vista come un progressivo mescolamento, un inarrestabile avanzamento verso un universo creolo: “Un tempo vi erano tante sfumature di pelle quanti erano gli isolati angoli della terra. Ora ce n’erano enormemente di più. Quante gradazioni se ne potevano vedere? Questa pièce politonale, ricca di accordi, suonava per un pubblico sordo che percepiva solo toniche e dominanti”. Il romanzo allora è attraversato da questa costante e irrisolta tensione, esemplificata dalle scelte dei fratelli: da una parte il geniale Jonah e la musica classica, l’universale dell’arte che sublima nella bellezza ogni conflitto (“Per tutto il resto dell’esibizione mostrò di provare solo grazia incorporea. Non era andato semplicemente oltre la razza. Era andato oltre l’essere qualsiasi cosa”), il superamento del retaggio famigliare e razziale, dall’altra Ruth, la lotta identitaria per il riconoscimento e l’emancipazione (“Puoi fare qualsiasi cosa nella vita, ma questo paese ti renderà inevitabilmente un cliché. L’emblema scintillante della tua razza”), la consapevolezza della propria appartenenza.
Si sarà capito, Il tempo di una canzone ci è piaciuto. Non solo è uno dei migliori romanzi degli ultimi anni, ma è anche una nuova pietra di paragone a cui pensare quando ci chiederanno cosa sta combinando il romanzo in quest’epoca che sembra aver condannato la letteratura a vegetare nelle retroguardie. Risponderemo che fa quello che ha sempre fatto, e che ancora continuerà a fare: in fondo il romanzo è “la nostra infernale utopia, il sogno del tempo. La cosa per cui venne inventato il futuro, per distruggerlo e ricomporlo”.
Roberto Canella e Francesco Guglieri
Io aggiungo : una lettura non leggerissima ma splendida, circa 830 pagine….male che vada lo si può usare sulla spiaggia quando c’è vento e hai l’esigenza di fermare il telo da bagno con qualcosa di pesante….
il 26 settembre 2008 alle 20:41 dice:
Certo 830 pagine sono davvero una bella sfida…però se penso che uno dei libri più belli che ho letto è Delitto e Castigo, magari le motivazioni le trovo…