Francesca

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Dalla cucina passò al divano, prese los versos del capitan del suo buon Neruda, il libro dalla copertina consumata e lisa che aveva diciotto anni, regalo di sua madre prima di partire per Rodi. Le aveva detto che ogni bel viaggio doveva essere accompagnato da un libro, il libro del viaggio, tutte le volte che poi lo avrebbe riletto sarebbe andata con la memoria a quel viaggio. Quell’isola non fu solo un viaggio, fu la nuova vita che si apriva di fronte a lei, quel libro si trasformò in qualcosa di più di un ricordo di una vacanza, era il rifugio per le sue paure, per le sue insicurezze, ma anche la fonte delle speranze. Aveva letto e riletto quelle poesie in tutti i momenti più delicati della sua vita. Stava sul divano distesa con le gambe e la testa appoggiate lungo i braccioli, non aveva aperto quelle pagine, stavano lì come un gatto da accarezzare, lì vicino a lei, non aveva bisogno di leggerle. La mente vagava fra la storia di Pablo e Matilde, la memoria li accostava a quella di Marco e Francesca, entrambe le storie erano legate a un’ isola, Capri e Rodi, distanti e vicine, isole di passione, isole in cui la vita aveva preso una svolta. Pensava che al centro di ognuna delle due isole, vi fosse un cuore pulsante in cui era conservato l’amore di tutte le coppie nate in quei lembi di terra. Sapeva che un grande pezzo di lei viveva nell’amigdala di Rodi, sapeva che la geografia del suo corpo era legata all’Egeo, sapeva che quel mare era dentro di lei come il Tirreno doveva essere rimasto nel corpo del grande poeta.

Stava nel divano con gli occhi all’Egeo, con la mano sui versi e i ricordi che andavano alla notte sul ponte, quella notte una nuova parola stava entrando nel suo personalissimo vocabolario di vita, desiderio, fino ad allora non aveva mai davvero capito cosa volesse dire. Quella sera capì che desiderare una persona è una sensazione di confusione e calore, che ti porta a essere assetato in un deserto torrido, alla ricerca della sola acqua. Tutto diventa poco importante, sembra che il mondo esista perché si possa trovare quella persona, il corpo è avvolto da un calore torrido da donare che disegna una linea di confusa dolcezza. Oggi sul divano pensava a quel fremito dolce e confuso che quella sera aveva provato per la prima volta, pensò a tutte le altre volte che lo aveva provato, pensò che  oggi era un piacevole ricordo, ma che avrebbe voluto qualcos’altro. Non capiva cosa stesse cercando, forse cercava suo padre che con la sua serenità e sicurezza le dicesse cosa fosse giusto e cosa no. La mente allora andava ancora più lontano, pensava alla neve e a papà che le chiudeva con ferma dolcezza il cappotto per non farle sentire freddo, pensava alle grandi mani da lavoratore di suo padre, che con lei si muovevano dolci e delicate indicandole sempre il sentiero giusto.

La sua amigdala sul divano faceva dei voli confusi tra le due parti della sua vita. Oggi che stava entrando nella terza, era come se avesse la giusta chiave di lettura di tutto quello che le era passato accanto. Ma ogni paragone emozionale le toglieva qualcosa, la faceva incupire,  pensava al futuro e non sapeva come sarebbe stato e che direzione avrebbe avuto.

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