Versi dalle sbarre…
Oggi leggevo una notizia su Repubblica che mi ha fatto pensare un bel pò…I detenuti diventano scrittori e poeti durante la vita carceraria, iniziano per vincere la noia e poi magari scoprono di aver talento e magari all’uscita dal carcere iniziano anche una vita diversa…
La scrittura è davvero l’unico modo per evadere dalla realtà quotidiano e per tagliarsi un angolo di libertà…Penso a Gramsci, a Pellico, a Solzhenitsyn, Dostoevsky…
Sono davvero tanti gli “scrittori carcerati”, chi mi dimentico?
Un link interessante sul tema http://it.wikipedia.org/wiki/Speciale:Ricerca?search=scrittori+carcere
Il sottofondo con cui leggere è Jailhouse Rock nella versione dei mitici Blues Brothers
TORINO – Sono inseguiti da ricordi quasi sempre di sangue e di morte, straziati da un passato che non passa, fermati in un tempo cristallizzato, pentiti sinceramente o ancora dilaniati da vecchie ossessioni. Eppure loro, già mafiosi e assassini, già banditi e criminali, colpevoli o innocenti che siano, coltivano una “grande promessa”: restituirsi alla vita, ritrovare qualcosa che vada oltre i pochi metri quadrati della cella di un carcere. Sono i detenuti che scrivono: racconti e poesie, memorie e fantasmi, libertà perdute e sogni di libertà. Gente come Lorenzo Bozano, il “biondino della spider rossa”, condannato all’ergastolo negli anni Settanta per l’omicidio della tredicenne Milena Sutter, che da Porto Azzurro insegue nella scrittura il rumore del mare e le sagome di un veliero. O come Domenico Strangio, calabrese di San Luca, in prigione dall’altrettanto lontano 1980, che riflette nei suoi scritti sulla follia della faida che lacera dal 1991 il suo paese, e spera che quella “guerra assurda” finisca perché “siamo tutti colpevoli e parimenti innocenti. In verità siamo soltanto dementi”. O, ancora, come Marco Purita, lombardo, in galera per una rissa da bar sfociata in omicidio, che si è laureato tra le sbarre e che nella scrittura ha riconquistato se stesso.
Bozano, Strangio e Purita sono alcuni dei numerosi carcerati che ogni anno, dal 2002, partecipano con le proprie opere al Premio letterario nazionale “Emanuele Casalini”. Nata a Porto Azzurro per ricordare Casalini, che fondò l’Università delle Tre Età-Unitré all’interno del penitenziario toscano, la manifestazione è diventata itinerante per le carceri italiane e ieri è approdata alla casa circondariale “Lorusso e Cutugno” di Torino, dove si è tenuta la cerimonia di premiazione. Non molti hanno ovviamente potuto prendervi parte, ma qualcuno, come Strangio, ha avuto la possibilità di lasciare la prigione in cui è rinchiuso e di dialogare, per qualche ora da uomo “libero”, con gente “normale” e con scrittori di professione (da Ernesto Ferrero a Margherita Oggero, Giuseppe Culicchia, Fabio Geda).
Poesie, fantasie, racconti nati in una cella, certo. E tante vicende tragiche, tante esistenze spezzate, dietro alle pagine pensate e composte nei reclusori di Volterra, di Porto Azzurro, di Spoleto, dell’Asinara, delle Vallette, di San Vittore, di Rebibbia. Un universo, questo dei detenuti letterati, dove le chiavi della prigione sono “lancette della memoria”, secondo Gabriele Aral, e in cui l’angoscia della reclusione, per Carmelo Musumeci, è scandita da versi lancinanti: “Si muore tutti i giorni/per tornare di nuovo a morire ancora”. Per tutti, al di là dei crimini commessi, c’è un comune desiderio. Non è volere la luna, ma soltanto, scrive Antonio Faulisi, il “bisogno di un cielo tutto mio”.
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il 29 ottobre 2008 alle 18:10 dice:
A me vengono in mente alcuni brigatisti rossi diventati scrittori, soprattutto in Francia…. Il povero Giuliano Naria (Il cui caso è esemplare della lunghezza della carcerazione preventiva: per oltre dodici anni imputato in attesa di giudizio o, meglio, in attesa di reato : per lui fu promulgata la prima legge speciale che allungava i termini della carcerazione preventiva con valore retroattivo) . Di Giuliano Naria è molto tenero “L’orto delle fiabe” e poi il controverso Adriano Sofri, giornalista e scrittore….
il 29 ottobre 2008 alle 19:31 dice:
Mi hai fatto venire in mente una delle personalità più controverse che abbiamo avuto in Italia, Toni Negri, filosofo e brigatista, professore e recluso, liberale e detenuto, parlamentare e esiliato…insomma un uomo molto contradditoroio, caratterizzato da un pensiero utopistico e surreale
http://it.wikipedia.org/wiki/Toni_Negri