Una cassata al forno…
Tutto inizia in una trattoria tipica napoletana, sono a cena con dei colleghi pugliesi, una cena bella e spensierata dopo un noiosissimo corso di finanza, si parla, si ride, si scherza in un susseguirsi di bontà, il proprietario pesa oltre un quintale, la sua stazza è promessa di una cucina golosa e tradizionale, si inizia con dei calzoncini fritti, poi delle pizzette, caponata, fagioli, zucca, dopo è il turno dei paccheri danzanti sul sammarzano e la ricotta, la pasta con patate e provole, è un tremendo crescendo, accompagnato da vino sfuso come vuole la tradizione. Chiudiamo con un tiramisù.
Ma la mia mente vola verso altre golosità, vola ai dolci della mia amata Palermo, i colleghi pugliesi sono delle buone forchette, mi strappano una promessa: una cassata.
La settimana successiva l’ambientazione è molto diversa, questa volta siamo in un ristorante alla moda di Bologna, votato alla nouvelle cousine, io arrivo a cena con la mia cassata al forno, la faccio mettere in frigo, sarà la chiusura della nostra cena. Siamo più allegri che mai, nessuno pensa all’esame dell’indomani, rivederci è una gioia, ognuno di noi è lontano dai suoi affetti, ma trova nuovi amici. Durante la cena i pensieri di tutti volano a quella cassata, non vediamo l’ora che arrivi il momento del dessert, del nostro dessert, il tempo vola, sembra quasi che ci conduca in modo naturale verso il dolce. Lo chef quasi stizzito ci fa servire la cassata con abbinati dei frutti di bosco e un po’ di cioccolata, mentalmente penso che dovrebbe cambiare mestiere, la cassata al forno va mangiata nuda e cruda senza fronzoli, è un sapore della tradizione non ammette futurismi e neologismi. Quando iniziamo a mangiare scende il silenzio, ognuno è assorto e perso nella sua fetta di dolce, sembra quasi che lo zucchero e la ricotta abbiano messo in moto i pensieri più delicati e sublimi, la pastafrolla è fresca e croccante, quando si infrange nel palato è un soffio di vita in più.
Di quella cena ricordo solo la parte finale, di quella cena ricordiamo solo il dolce, penso che ricorderemo solo il dolce.
Una cena a Bologna, quattro pugliesi, due napoletani e un palermitano, quella sera siamo diventati amici, siamo degli amici legati da un sapore, un sapore dolce e intenso. Quella sera i miei amici hanno conosciuto la mia città con un dolce, mentre lo gustavano pensavano di essere seduti in un bar elegante del centro a un tavolino di ferro battuto, hanno ascoltato i suoni e i frastuoni della città con le urla dei mercati antichi, la Vucciria, Ballarò, il Capo, i Lattarini, hanno sognato di fare una passeggiata lungo le vie del centro che ricordano i fasti dei Vicerè, i loro sogni si sono chiusi poi in una goccia blu del mare di Mondello. E’ stato un dolce viaggiare.
I sapori sono testimoni silenti delle nostre tradizioni, il tempo scorre ma alcuni gusti non cambiano mai, ci ricordano sempre la nostra terra, la nostra storia, sono memoria del nostro essere.
I dolci sono sempre presenti nella mia vita, anche in un mio romanzo prendono vita:
I turisti quando arrivano di fronte ai banconi delle pasticcerie sicule, hanno quasi uno shock iperglicemico, non riescono a credere a tanta bellezza e tanta abbondanza. La Sicilia non hai mai abbandonato i suoi tratti barocchi, e dopo l’architettura il barocco risplende fra i bar, dove esistono torte sfarzose ed eleganti che evocano sapori antichi e nuovi, accanto all’immancabile cassata, ci sono le nuove creazioni alla crema, le mousse, i babà, e poi di nuovo le tradizioni con la frutta di martorana e le famose paste, i bignè, i cannoli, gli africani, le patate, il rasco, le sfogliatelle, le sfogliatelle? Si proprio loro! I siciliani quando vanno fuori dalla loro terra hanno come prima preoccupazione quella di mangiare, appena trovano qualcosa che gli piace, importano l’idea cercando di migliorarla.
La pasticceria siciliana è simile alla sua terra, piena di contraddizioni e di accostamenti difficili, esistono delle tradizioni che non si abbandonano mai e insieme a queste vanno fiorendo delle mode transitorie che dopo un primo piacevole impatto vengono dimenticate. Se provate a fare una passeggiata fra le strade di Palermo, troverete palazzi liberty, vicini a palazzoni moderni, palazzine diroccate ed altre in restauro, in un non senso logico si dispiega la città nel corso dei secoli con una ciclicità gattopardesca. (cfr. Manlio Piazza, Cappotto Blu, Edizioni La Zisa, Palermo)
Categorie: Cappotto Blu, Pensieri in Blu


il 28 Novembre 2008 alle 16:55 dice:
L’ho scritto precedentemente, leggendo i tuoi vari post sul blog e dopo aver letto Cappotto Blu : quando scrivi e o descrivi scene in cui il cibo e la convivialità sono protagonisti diventi insuperabile….si avverte realmente una leggerezza nel modo come premi i tasti del pc o di come impugni la penna , se scrivi a mano.( A proposito, come scrivi? Hai una moleskine anche tu come Bruce Chatwin?)… Si sentono i profumi dei cibi, ti sembra di essere presente e spiare le conversazioni post prandiali delle persone……..grande Pablo…ma non mi passare dal grande al grasso, però,eh…
carini gli avatar!
il 28 Novembre 2008 alle 22:05 dice:
Gli avatar sono merito di mio cugino che nell’ombra migliora giorno dopo giorno la tecnica del sito….
Prima scrivevo su fogli di carta riciclata o fogli bianchi, oppure su quaderni, moleskine mai sono belle ma un pò carucce…Hemmingway, Sepulveda, Chatwin forse le prendevano a meno…
Una cassata al forno è un anteprima, fra qualche giorno verrà pubblicata in un periodico pugliese….questo perchè quella cassata è davvero esistita insieme alla cena e ai nuovi amici, così grazie alle buone opere di Rita mi si sono aperte le porte di questo periodico e in primavera andrò n giro per la Puglia a presentare Cappotto Blu…
Sai che leggo quasi sempre cucina di mare?penso sia un capitolo leggero, scherzoso, allegro e mai banale…Quindi che mi consigli nel nuovo romanzo la faccio qualche digressione sulla buona tavola?
il 29 Novembre 2008 alle 11:15 dice:
“Cucina di mare” e’ stato un bel leggere - anche per me che non ho MAI mangiato pesce nella mia vita- e ricordo che era piaciuta a tanti commentatori (pure il cuoco Fabien?..)
Spero che la tua non sia una domanda retorica…io penso davvero che tu abbia una facilità a scrivere di cucina e a ricreare intorno a questo tema un’atmosfera di calore e colori, potrebbe quasi essere una tua cifra stilistica…la cosa essenziale è che la digressione culinaria non sia fine a se stessa, altrimenti diventerebbe come un piatto troppo carico di ingredienti e di sapori : la freschezza paga sempre!
Ultimamente ho letto quasi tutto Murakami ed il tema che più sentivo mio, la frase che aspettavo per riancorarmi al mondo della realtà, l’espressione ricorrente che più ho amato in questo autore è diventata questa : “Stasera mi cucinerò qualcosa di semplice”( sempre fatta da protagonisti maschi) e questo particolare mi ha dato la sensazione, libro dopo libro, di entrare a far parte del suo mondo e di conoscerlo meglio.
COMPLIMENTI e AUGURI per tutte le nuove porte che si stanno aprendo nella tua vita : deve essere davvero un periodo magico questo, per te, Pablo!
il 30 Novembre 2008 alle 12:07 dice:
Sto scrivendo un romanzo fatto di ricordi ed emozioni, siccome i gusti sono anche emozione, vorrei fare un piccolo innesto…però scrivendo si va sempre in una direzione che non si riesce a prevedere….vedremo
Mi hai messo curiosità per Murakami, con cosa inizio?
Si sta aprendo qualche bella opportunità e più strade percorri più vie trovi, ma il motore di tutto e l’entusiasmo, quando ne hai e quando chi ti sta accanto ne ha si dispiegano sempre nuovi orizzonti
il 30 Novembre 2008 alle 17:27 dice:
Sai che ho difficoltà a “consigliare” libri..può rivelarsi una delusione fortissima. Il mio inizio con questo autore è stato TOKIO BLUES-NORWEGIAN WOOD il romanzo meno murakamiano di tutti, quello meno onirico e spiazzante, in cui l’unità di tempi e luoghi viene mantenuta e non si scolla troppo dalla realtà.
il 1 Dicembre 2008 alle 21:05 dice:
Tokio Blues l’ho avuto più volte tra le mani in libreria ma non ho mai avuto il quid in più per comprarlo, ora me lo hai dato…Domani vado in missione