Perchè si scrive?
A volte ci si guarda alle spalle e si vedono tutte le carte scritte, i fogli pieni di note, di versi, i racconti mai pubblicatim gli articoli pubblicati, qualche romanzo in lavorazione e qualcuno invece stampato, insomma ci si guarda indietro e ci si chiede se davvero ne vale la pena? se davvero quello che si scrive rimarrà e se davvero qualcuno legge ciò che scrivi, vieni preso da un milione di dubbi e ti chiedi se davvero è il modo giusto di impiegare il proprio tempo. Ti chiedi se non sia meglio tornare a fare il lettore e ammirare la perfezione dei grandi a cui non arriverai mai. Insomma vengono le giornate in cui pensi che forse non vale proprio la pena ammazzarsi di fatica.
ieri era proprio una giornata come questa, ma la vita può sempre svoltare all’improvviso verso il meraviglioso, svolta nel momento esatto in cui smettiamo di farci domande, squilla il telefono, un numero che non conosco, si presenta dall’altro lato del telefono una signora pugliese, Graziella, mi dice che il mio numero lo ha avuto dalla redazione di Largo Bellavista (una rivista pugliese in cui collaboro da qualche mese), sono abbastanza sorpreso da questa telefonata.
Il garbo della voce di Graziella, decisamente mi conquista, la lascio parlare, mi fa tante domande, mi chiede da dove vengo, se sono giovane, se scrivo da tempo, ha sempre molto tatto nelle sue domande ma ancora non capisco il perchè della telefonata, finalmente ci arriviamo, mi dice che a letto il mio ultimo articolo (pubblicato come sempre anche qui nel blog, Le parole che non ti ho mai detto), sulla rivista invesce prende il titolo di Lettera da Rodi , Graziella ne è davvero entusiasta e mi sommerge di complimenti, sono davvero felice, ma mi sembra che ancora non mi abbia detto proprio tutto, allora voglio che la telefonata non finisca così, cerco il modo e le parole per farmi dire proprio tutto.
Mi chiede se sono mai stato a Rodi e se la conosco, le dico che sono sempre stato affascinato da quell’isola da quando al liceo avevo saputo che in un tempo non troppo lontano era stata una colonia italiana, le racconto del mio viaggio e dell’incontro con i vecchi bambini nati italiani e divenuti greci per scelta della guerra, quei volti di italiani perduti mi rimarrono sempre nel cuore.
Graziella è una di loro, è una donna italiana nata a Rodi che ama tantissimo la sua isola, ciò che la emoziona veramente è che qualcuno parli della sua amata terra e del suo lontano mondo, mi racconta di avere una mamma anziana e malata che non ricorda molto della vita di ogni giorno, ma sente e capisce ciò che parla della sua terra. Le ha letto il mio articolo e si sono emozionate entrambe.
Ieri ho capito perchè scrivo, scrivo perchè qualcuno si emozioni con le mie parole, il dono di Graziella mi da la forza per scrivere sempre e di più.
Categorie: Pensieri in Blu

il 3 Marzo 2009 alle 09:57 dice:
Ciao, Pablo , bentornato !
Sono felice che abbia superato un momento di aridità creativa, grazie alle incoraggianti parole della tua amica . Come lettrice, nei libri io ritrovo quello che sono o vorrei essere; leggere diventa l’arte della maieutica di Socrate o, meglio, il mito platonico della caverna : riconosco perché già sapevo quindi, nella lettura di un libro, la cosa che mi piace di più è il fatto che l’autore abbia saputo rendere “visibile” qualcosa che pensavo anch’io, magari indistintamente, in maniera poco articolata. Questo è il mio parere da lettrice.
Scrivere, invece, credo che abbia delle motivazioni molto più complesse , motivazioni che hanno tutti i colori dello spettro luminoso, per cui si passa dalla motivazione egotica, al massimo della generosità nel condividere i propri pensieri.
“Narrare è resistere”, ha scritto qualcuno (ma anche esistere ,dico io) . Si scrive per capire che non siamo soli, per combattere la paura, per fermare nella memoria un frammento di vita, un’attesa, un ritorno. Lacan affermava che “L’inconscio è il linguaggio”, il modo migliore di conoscere la realtà e se stessi, l’unico modo per calarsi autenticamente nel regno dell’essere ; come scriveva Baricco, più o meno, nel suo bel monologo Novecento “Nessuno è perduto finché ha una storia da raccontare”.
Ciao .
il 3 Marzo 2009 alle 18:49 dice:
Raccontare, resistere…cara Silvia è incredibile riesci sempre a trovare parole incredibilmente vicine al mio essere, è il titolo di un libro meraviglioso, di uno dei miei scrittori preferiti Luis Sepùlveda, è una lunga intervista in cui ci confida che il suo personalissimo modo di vivere la condizione di esule è quello di raccontare, crede che il racconto e la conoscenza possa essere mezzo di resistenza.
Il bisogno di scrivere come cogli bene è diverso dal bisogno di divulgare ciò che si scrive, sono bisogni legati e complementari ma al contempo scindibili.
Vorrei soltanto scrivere, ma credo di non aver avuto in passato il coraggio sufficiente per fare le scelte che me lo avrebbero consentito e più che di fronte a crisi di ispirazione, spesso mi trovo stanco a fine giornata e con pochissime energie per scrivere.
Per me è davvero piacere e sacrificio scrivere, quando sono davvero stanco, leggo i tuoi interventi o penso a quello che mi dicono i lettori del romanzo e mi aggrappo a tutte le minime energie che ho per trasformarle in forza di scrivere
il 15 Marzo 2009 alle 18:55 dice:
scrivo perchè altrimenti esplodo.
il 15 Marzo 2009 alle 19:15 dice:
semplice diretta e vera!!!