La vita è una palla ovale?
John Kirwan, mitica ala degli All Blacks e anche ex allenatore della nostra nazionale di rugby, è stato in visita in una scuola media di Milano. Ha tenuto una lezione sul coraggio. Ciò che ha conquistato la folta plate di studenti, non è stata la stazza mastodontica del campionissimo, non è stato il suo ricco palmarès di successi, ma sono state le sue parole semplici. Parole che hanno regalato coraggio a giovani sedicenni. Parole adatte a qualsiasi uomo o donna di qualsiasi età.
Il rugby è metafora della vita, i nostri occhi devono sempre guardare avanti, qualsiasi contrasto, qualsiasi fallo, i nostri occhi devono guardare avanti, devono guardare la meta; quando il peso e la spinta contraria è troppo forte, allora proviamo a guardare a sinistra, o a destra, troveremo qualcuno pronto a sostenerci nella nostra spinta, nella nostra forza. Saranno i compagni, saranno gli amici. Non dovremo mai guardare indietro. Non dovremo mai fermarci a compiangerci. Se i nostri occhi guarderanno in avanti, troveremo dentro di noi la carica per spingerci ancora oltre.
Questa è la cultura del coraggio, questo è rugby, questa è vita.
Amo il rugby.
Categorie: Pensieri in Blu


il 19 Marzo 2009 alle 11:15 dice:
Fantastico il rugby: circa 10 anni fa si era diffusa l’ottima abitudine di insegnarlo anche alle scuole superiori. Purtroppo a questo sport che è un’autentica scuola di vita, vengono preferiti calcio e tennis, più famosi e più pubblicizzati…
il 19 Marzo 2009 alle 11:25 dice:
Sono uno di quelli che ha voluto provare la gioia della palla ovale, giocavo con gli amici sulla sabbia, è un gioco strepitoso. Servono muscoli, cuore e testa per vincere. Per vincere sercono giocatori grandi e grossi, ma anche quelli agili e veloci, anche questa è una splendida metaforda della vita: serviamo tutti, per tutti c’è posto, non è mai il fisico una limitazione
il 19 Marzo 2009 alle 14:51 dice:
Secondo mia madre, che ha 70 anni e ama lo sport in modo schifoso ( vive con me e Fernando e ci “costringe” a vedere tutto –dalla Coppa America allo sci-) il Rugby è lo sport per eccellenza , molto fairy, il paradosso del ” pugno nel guanto di velluto” : mi sa che andreste molto d’accordo!
il 19 Marzo 2009 alle 15:09 dice:
il rugby è un gioco da deliquenti giocato da gentleman
il calcio è il contrario
ai tempi dell’università lo giocavo
quando lo danno in Tv non ne perdo una partita
il 19 Marzo 2009 alle 15:17 dice:
Raffaele è stupenda la definizione che hai dato del rugby, quanto mai calzante…
Ma ci avete fatto caso che da quando giocahiamo il Sei Nazioni, ci siamo involuti? Cmq il mio cuore è tutto All Black!!!A casa ho un grande poster Jonah Lomu, il più grande dei grandi…
Allora quest’estate partitona con Raffaele, la mamma di Silvia, Occhio e vediamo chi troviamo…
il 19 Marzo 2009 alle 19:33 dice:
non è mia la definizione, ma di Henry Blaha, giocatore e giornalista americano (erroneamente attributa a Oscar Wilde)
il 20 Marzo 2009 alle 11:33 dice:
Giusto per.. io a rugby continuo a giocare. Kirwan non giocava pilone, ma ala. Come dire che Buffon gioca al posto di Amauri.
Comunque, il rugby é scuola di vita. Io continuo a giocarlo, mio figlio di 6 anni ha iniziato e a settembre parte anche il secondo figlio (qui cominciano con giochi propedeutici a 3 anni)
By the way, avete mai visto, siete mai stati in uno stadio a vedere una partita? Seduti di fianco ai tifosi avversari, a bere birra e a cantare tutti insieme. Proprio come a calcio…
A rugby non giochi contro un avversario, giochi con un avversario.
il 20 Marzo 2009 alle 11:50 dice:
Insomma fra un pò Pensierinblu avrà la sua bella squadretta di rugby, ci stiamo scoprendo tutti rugbisti piacevolemente incalliti!
Sai Juan a memoria ricordavo anche io che Kirwan giocasse ala, ma il giornalista di tg1 aveva detto pilone e mi sono detto, ma forse i miei neuroni sono invecchiati.
Il calcio mi piace, tifo con tutta la forza che ho dentro per il mio Magico Palermo, ma è uno sport che ha ancora tanto da imparare dal rugby, devono imparare i giocatori e deve imparare il pubblico. Nel rugby non ci sono simulazioni e voli pindarici, non c’è la cultura dell’inganno, chi rimane in piedi è un vero uomo; il pubblico, ride e scherza insieme, prima, durante e dopo la partita.