Un goloso a dieta

Una mattina la bilancia con tutta la sua acidità mi ha detto che pesavo troppo, dopo i primi iniziali dubbi sulla bontà della bilancia, risolti con differenti prove di peso in diverse bilance (che malignamente sogghivano ai miei dubbi) ho capito che quello che mi diceva la mia Oregon era davvero la verità. Si ponevano quindi diversi scenari: fregarsene, ridurre l’apporto cioccolattifero, affidarsi alla cabala e agli stregoni, iniziare una dieta via internet, affidarmi al mio buon senso alimentare oppure consultare uno specialista. La mia pancia propendeva per la prima soluzione, il mio io edonistico era per le ultime due. Cosa fare? Affidarmi al mio buon senso alimentare, che domande…

Inizio il mio mese di autoamministrazione alimentare guidata dal buon senso, che si traduce nell’eliminare le goloserie. La spesa diventa un momento di grandi scelte, kinder o non kinder, come direbbe Shakspeare, iniziano delle settimane davvero strane. Faccio il bravo, non cado nelle mie piacevolissime tentazioni, bandite le gloriose pasticcerie palermitane, banditi gli spuntini notturni, eliminate le mie distrazioni di golosità, insomma con la coscienza mi sento davvero a posto, eppure la mia Oregon ogni giorno mi sogghigna e mi guarda e con aria di sfida mi dice che peso sempre lo stesso. Intanto nei miei sogni notturni plumcake rincorrono la nutella, pizze super capricciose inseguono fritturine della nonna, gelati si tuffano in infinite brioches. I golosi sognano sempre in grande.

Una notte Dante, abbracciato con Virgilio, mi dice in sogno che come ogni buon goloso sono stato condonnato al mio personalissimo girone, de golosibus, il mio contrappasso sarà mangiare meno e pesare sempre allo stesso modo.

Sconvolto dal perfido Dante, mi dico che devo nuotare di più, devo nuotare più giorni alla settimana. Puntuale come unfalco ogni giorno alle 18 spaccate, i miei piedi sono sul trampolino pronti per tuffarsi. I miei tempi iniziano a scendere, il mio ranking di corsia sale sino alla agognata posizione di leader, di colui che tira l’allenamento. Guadagno sempre più rispetto da parte dei miei compagni, ma l’Oregon mi guarda ogni mattina e mi dice che nulla cambia. Niente si perde e niente si diventa.

La mia pancia inizia a chiedermi conto riguardo la mia inteligenza alimentare, mi dice con franchezza che vorrebbe tornare al regime no limits. Le scelte della spesa diventano sempre più difficili. La cassiera del supermercato ormai mi guarda con interesse, rimango di fronte il reparto leccornie a guardare sempre più a lungo, guardo le mie mani sembrano per andare a prendere qualcosa, ma Dante e la sua perfidia, mi convincono a non mollare.

Sono allo stremo, mangio sempre meno, rinuncio a tutte le golosità eppure non dimagriso. I sospetti cadono tutti sulla bilancia, ma lei fresca come un quarto di pollo è innocente.

Sono un pugile al tappetto, il mio io è sconfitto, devo accettare di rivolgermi a uno specialista. Prima di farlo però voglio morire contento, a Praga ordino uno stinco di maiale da 2 kg!!!!!Ora mi sento pronto per andare da un nutrizionista.

Si parla, si chiacchiera, il clima è piacevole, lui è simpaticissimo, ma dice delle cose che la mia pancia ascolta con poco entusiasmo, risuonano tra le pareti del mio stomaco affermazioni come niente gelati e dolciumi, oppure pasta poca e tutto il campionario delle privazioni.

Sarà durissima, inizio a pensare di mollare prima di iniziare, però mi ricordo che io sono un combattente, un sognatore ostinato, uno che non molla mai. Così inizio la dieta.

Al supermercato il mio carrello si riempe di frutta, verdura, ortaggi, yogurt e compaiono anche le barrette ai cereali di cui francamente sconoscevo l’esistenza. Il dado è tratto si inizia.

Supero il primo giorno, pensavo che sarei svenuto e invece resisto, in piscina consolido la mia posizione di leader. Supero anche gli altri giorni, dai sogni scompaiono le tentazioni alimentari, il mio umore migliora, la Oregon finalmente inizia a dirmi che dimagrisco, divento sempre più sereno e allegro. Vedo che ce la posso fare, vedo che anche un goloso può superare una dieta.

Questa storia è assolutamente vera, l’ho scritta per dire che quando non si riesce a uscire da un qualsiasi problema bisogna avere solo il coraggio di chiedere aiuto. La dieta è solo un esempio. Lasciatevi sempre aiutare quando non ce la fate da soli.

Ma non vi preoccupate, il mio palato è intatto, vi racconterò sempre con gioia dei sapori

5 commenti in “Un goloso a dieta”

  1. Molto divertente…davvero autoironico, nonostante le sofferenze!

    Eh sì, la decisione di intraprendere una dieta è proprio dura, ma quando la si comincia (soprattutto se aiutati) e si vedono i primi risultati positivi, allora davvero si diventa più allegri e si accettano con maggiore serenità i sacrifici.

    E poi…vuoi mettere?! tra un po’ ci sarà la dannata prova costume anche per i sognatori! meglio comunque se ostinati come te!!!

    Vedrai…tra un po’ sarai contento di guardarti allo specchio!

  2. Grazie!

  3. In realtà la sofferenza come in molte cose sta nel decidere di cambiare abitudini, una volta cambiate è piuttosto semplice. Mi spiego meglio, coi compagni di nuoto diciamo sempre che la parte più difficile di nuotare, sta nell’arrivare in piscina, scendere da casa affrontare il traffico, insomma sta nel vincere le proprie barriere psicologiche, lo sforzo fisico è proprio la cosa di minor peso.

    Questo credo che valga un pò per tutto, il segreto sta nel trovare i giusti stimoli a vincere le proprie barriere, un grande stimolto è proprio la prova costume…

  4. Situazione seria ma non disperata…bravo, Pablo, vedrai che tra un po’ parlerai di cibo e leccornie varie con lo stesso distacco che potrebbe avere un asceta induista.
    Naturalmente scherzo : il tuo racconto è seriamente esilarante ( o esilarantemente serio ? ) e hai messo a fuoco le “sofferenze” di un pover’uomo costretto a dieta per poter riacquistare una forma fisica soddisfacente ( per te stesso, credo, perché dai l’idea di essere un bel ragazzone robusto ma certamente non grasso, probabilmente dotato di una buona ossatura..)
    Ti invidio un po’, sai? A scuola, i miei bambini sanno che mi spiace molto buttare il cibo nella pattumiera e hanno trovato una risorsa umana : me! ovetti kinder comprati solo per la sorpresa, barrette di cioccolato quasi intatte, merendine addentate una sola volta finiscono , inevitabilmente, nelle mie mani con la domanda consueta : - maestra, lo (la) finisci tu? E io cedo…solo le briciole dei panini finiscono sul davanzale per gli uccellini .

    Un saluto a tutti voi : partirò per qualche giorno verso il Salento e Finibus Terrae, sperando che il tempo sia clemente…e, perbacco, hai ragione : la cosa più difficile è stata recuperare lo zaino in cantina !

  5. Buttare il cibo proprio non ci riesco, mi sento male a farlo, io sono di quelli che a fine pasto hanno il piatto sempre pulito, quindi, un altra regola imporatante durante la dieta, è stare lontano da chi abbandona cibi golosi.

    Personalmente penso che mangerò i kinder anche in vecchiaia, ci sono dei sapori da cui proprio non ci si può separare, cara Silvia ti capisco benissimo, però che monelli questi bimbi…

    Quindi ti tuffi nel barocco più bello d’Italia, buona vacanza!!!

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