Trasloco
L’immagine ricorrente del trasloco sono scatole e pacchi, all’improvviso tutta quella che è stata la nostra vita fino a quel momento, viene messa dentro uno scatola di cartone. I nostri oggetti che abbiamo ritenuto indispensabili, si fermano per qualche giorno nella loro indispensabilità, trattengono il respiro dentro uno scatolone marchiato con un generico fragile, si nascondo alla nostra vista e capiamo in quei precisi istanti che niente di materiale è indespensabile. Continuiamo a vivere anche senza le nostre amate cose, smettiamo di essere dei Mazzarò o Mastro don Gesualdo della nostra abitazione, e con la vita sotto scatola per pochi istanti siamo uomini liberi dalle schiavitù materiali.
Ci accorgiamo che non abbiamo mai pensato di fare beneficienza, ci accorgiamo che il tempo accumula non solo ricordi e memoria, ma una lunga scia di oggetti sui quali si costruisce la nostra memoria. Scrivevo tempo fa che le nostre cose, sono testimoni della nostra esistenza, ma forse non sono proprio tutte le nostre cose che raccontano chi siamo. Ci sono tanti piccoli fili di paglia in più, che possiamo anche recidere.
Il trasloco fa diventare asceti per il tempo in cui la nostra vita è sottoscatola, nel momento in cui iniziamo ad aprire i primi pacchi, torniamo ad essere come eravamo prima. Ritorniamo schiavi dei nostri oggetti, inziamo una ricerca spasmodica per tutto ciò che possa renderci la vita più comoda, iniziamo una nuova spirale di consumismo illuminato. Ci siamo liberati del superfluo e iniziamo a crearci lo spazio per del nuovo e brillante superfluo.
C’è tanta gente che vive i giorni della propria vita, coccolato dai propri oggetti, poi decide di trascorrere giorni da asceta, in mezzo alla natura, privo delle comodità quotidiane, il trasloco allora possiamo definirlo come un altra categoria dell’ascetismo…
Categorie: Pensieri in Blu

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