Il Grande Sogno
Un blog incentrato sui sogni e sulla forza e la speranza che regalano i sogni non può che recensire un film intitolato, Il Grande Sogno. Ma qual’è questo grande sogno? Sono i sogni dei ragazzi del Sessantotto! I sogni della generazione di Michele Placido, di quelli che avrebbereo voluto far parte di quella generazione.
http://trovacinema.repubblica.it/film/trailer/il-grande-sogno/378199
Quando si parla di sessantotto in Italia scoppiano subito le polemiche, sembra che il nostro Paese voglia sposare la politica del negazionismo, dire che certe cose e certi ideali non sono mai esistiti e che se sono esistiti sono sbagliati. Ma il punto non è questo, il punto è che c’è un bel film che racconta bene quegli anni, attraverso un lavoro sapiente di regia e con degli attori giovani e bravi. Più che alle polemiche interessiamoci del film.
Di Scamarcio ho visto poco, ma credo sia un buon attore, nel film ha un ruolo duro, è un agente di polizia, figlio di una famiglia di braccianti che ama recitare e che ama l’amore, c’è il suo conflitto interno tra il ruolo che deve rappresentare e la sua storia personale.
Jasmine Trinca è davvero superlativa, quindi strameritato il riconoscimento tributatogli dalla mostra di Venezia, interpreta una ragazza di una famiglia borghese che si avvicina con timidezza agli ideali del sessantotto per esserne poi totalmente conquistata. Nel film c’è il suo rapporto con la famiglia, con l’amore, con le lotte sociali, è una donna timida che si scopre poi protagonista della vita (mi ricorda un pò il personaggio di Francesca del libro che sto scrivendo, c’è il tempo per essere spettatori e quello per divenire attori).
Luca Argentero, sembra che non sia mai stato nella casa del Grande Fratello, è un attore bravo e maturo, interpreta il ruolo di un leader universitario, incarna gli ideali, le lotte e le contraddizioni di quel periodo storico, nel bene e nel male.
I tre personaggi ballano come nel valzer degli addii di Kundera, lo stesso ballo, le storie si intersecano e si completano l’una con l’altra, raccontando anche attraverso bei filmati storici un periodo storico complesso e particolare. Da lì sono nati i sognatori ma anche i terroristi. E’ un resoconto equilibrato e coinvolgente. Utile a far tornare la memoria a chi vuole dimenticare.
Il buon commissario Cattani, sta davvero diventando un ottimo regista, mi sono piaciute moltissimo le riprese con la camera in movimento e le scene degli scontri ripresi dall’alto, c’era dentro l’idea del caos e dell’agitazione. Bella la fotografia del film si rivive appieno un epoca non troppo lontana, si riscoprono gli oggetti a noi cari, il telefono a gettoni, la vespa, i vestiti a quadrettoni. Mi è piaciuto anche il montaggio, le scene confluiscono l’una nell’altra per continuità e affinità di pensiero e sogni.
Credo che il modo migliore di prendere parte a una polemica, sia conoscere il nodo del contendere, quindi vi consiglio di andare al cinema. La mia è la recensione di un profano qui inserisco quella di Repubblica (che consiglio vivamente per scegliere un buon film):
I sognatori di Placido irrompono con irruenza in una sorta di trilogia con i film di Bertolucci e Giordana. L’autobiografia c’era anche in “The dreamers” e nella “Meglio gioventù” ma qui di più, e il punto di vista non è degli studenti borghesi, ma di un ragazzo del sud. Si raccontano storie vissute: il personaggio della Trinca viene dalla memoria dello sceneggiatore Angelo Pasquini. Quello di Scamarcio è la vera storia di Placido. Arrivato nella capitale dalla provincia pugliese in divisa da celerino ma con la passione della recitazione, assegnato all’ordine pubblico e a pestare i ragazzi di Valle Giulia, tra loro ha trovato la sua università, la svolta della vita. Carico di suggestioni, è un film dentro il quale si avverte la faticosa ricerca di un equilibrio costata tempo, ripensamenti e rimaneggiamenti. Ma l’esito non soffre. Tra i tanti passaggi che si fanno felicemente parte per il tutto c’è il riferimento al Nuovo Olimpia, all’epoca cinemino al centro di Roma, tempio cinefilo e luogo di marchette: buio accogliente per pomiciare tra un Pudovkin e un Bergman e rifugio quando i cortei si mettevano male. È speciale virtù di Placido quella dell’uomo di spettacolo di grande istinto che tierie miracolosamente insieme l’intuito dell’attore e l’audacia del regista che non sempre centra il bersaglio, ma mai si accontenta.
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Categorie: Videoteca Illusionaria

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