La mia Baaria
Avevo sette anni quando mia madre iniziò a insegnare a Bagheria, un piccolo paesino vicino Palermo. Tra seicento e l’ottocento era il luogo di villegiatura dei ricchi e nobili palermitani. Negli anni ottanta diventa luogo simbolo per la speculazione edilizia e di cruenti fatti di sangue (che Camilleri definirebbe ammazzatine).
Inizio a entrare nel mondo di Bahgeria proprio nei suoi anni peggiori, negli anni ottanta, eppure lo ricordo come un bel periodo. Un bambino ne capisce poco di costruzioni abusive e di fatti di mafia. Vede il mondo con occhi diversi da quelli dei grandi, dà importanza all’affetto, al calore della gente, allo spazio per giocare, al divertimento. E’ libero dai condizionamenti esterni.
Ricordo che giocavo e mi divertivo insieme agli alunni di mia madre, avevano più o meno la mia stessa età, ma avevano storie di vita molto diverse da quella della mia famiglia. Erano figli di muratori, di emigranti, di contadini, di pizzaioli, di notabili, di elettricisti, di panettieri, di braccianti, di tante categorie sociali che nella mia Palermo bene proprio non incontravo. Giocavo con loro, mi divertivo e non pensavo ad alcuna distinzione basata sulle classi sociali, ma probabilmente con la maturità di oggi penso che gli altri bimbi la sentivano questa diversità.
Sabato sera sono andato al Supercinema di Bagheria a vedere Baaria, la città era tutta a festa per questo vero evento, per questa ventata di speranza che porta Tornatore. E’ un qualcosa di più di una semplice pellicola, è quasi un sentimento popolare. Per le vie della città non si parla d’altro, mangio il gelato e ascolto i pettagolezzi della gente, sono tutti incentrati sul film, sulle comparse, sugli attori, sui luoghi…
Il film inizia con un bimbo che corre per le strade di una Bagheria perduta, fatta di villette, verde e tanta terra battuta. Attraverso la storia di questo bambino figlio di gente povera (figlio di pastori destinato a fare il pastore), si vede ciò che capita intorno a lui, alla sua cittadina che cresce velocemente, ai problemi della sua terra, al suo amore, al suo senso della famiglia, a tante cose che portano un bimbo a divenire uomo e a crearsi una coscienza.
Gli occhi del bambino mi ricordavano gli occhi dei bimbi della mia infanzia bagherese. Tempo fa scrivevo che tante emozioni mi hanno passato e nessuna è mai andata via. Gli occhi degli alunni di mia madre sono rimasti con me, sopiti, il film ne ha risvegliato il ricordo.
Credo sia un film per siciliani, ci sono sfumature e chiavi di lettura difficili da interpretare per chi non è nato da queste parti o per chi non le ha frequentate. E’ un racconto generazionale molto frammentato. Fatto di scene brevi, con pochi dialoghi e tante scene corali. Pregno di dialetto e di espressioni tipiche di una Sicilia che lentamente scompare. E’ un omaggio a tanti attori siciliani, è un omaggio degli attori siciliani alla loro terra. Salvo Ficarra, Valentino Picone, Beppe Fiorello, Paride Benassai, Luigi Maria Burruano, Luigi Lo Cascio, Paolo Briguglio, Gaetano Bruno, Tony Sperandeo e tanti altri che dimentico si incontrano nel film per recitare piccole parti, per apparire in un istante con una battuta, con un modesto cameo, per testimoniare l’affezzione alla propria terra.
Non si può parlare di kolossal o di filmone, è un qualcosa di diverso difficilmente collocabile. Tornatore dice del film che è una commedia, ma non è solo questo, c’è dentro tanta verità e anche paesaggi splendidi, che da soli raccontano una terra difficile. A volte bastano le immagini, le parole non servono.
In alcune scene si raggiunge davvero la katarsi è c’è un pieno coinvolgimento emozionale, segno di una bravura degli attori, del regista e di chi ha creato la fotografia del film.
Ad un certo punto del film il protagonista accompagna suo figlio al cinema, ed entra proprio al Supercinenema di Bagheria dove avevo scelto di guardare il film, è davvero una sensazione incredibile.
Per chi può il consiglio è di vederlo a Bagheria, e prima del film di farsi una passeggiata lungo le vie del centro, arriverà in sala così predisposto a emozionarsi e compenetrarsi nei luoghi del film.
Però ha ragione anche Tornatore è anche una commedia, la cosa che mi ha divertito è stato sentire al cinema i commenti del pubblico:
L’hai visto u nonno?
Talè la mè casa c’è…
Mihhh guarda guarda ora ci sono io…ma unne?
Mè cucino c’è…
Ah no, non è che questa è Baaria, questa non è girata qua…
Vi segnalo un articolo molto interessante sulla villa dei mostri, Villa Palagonia, pienamente inserita nella trama e nelle vicissitudini del film
http://romanticirottami.wordpress.com/2008/07/29/la-villa-dei-mostri-a-bagheria/
Categorie: Videoteca Illusionaria

il 4 ottobre 2009 alle 15:08 dice:
Anche io, ieri sera sono andata a vedere Baarìa, a Palermo lo danno in moltissime sale e c’è il pienone. Incuriosisce, attira e tutti affolliamo i cinema. All’uscita, nel piccolo gruppo con il quale sono andata, le opinioni erano diverse. Me lo aspettavo per le opinioni politiche di alcuni ed anche per un certo disimpegno da parte di altri.
L’ho trovato poetico e commovente. Un pezzo della storia d’Italia e di Sicilia in poche ore. Tanti attori famosi che si son prestati al ruolo di comparsa, comparse d’autore. Tante perle da ritrovare con calma, in seguito, sul divano di casa. Mentre lo guardavo, seduta in quinta fila, un po’ di lato ed un certo torcicollo che mi disturbava, un’audio non certo efficace, vista la vicinanza allo schermo, pensavo: – lo devo rivedere con tranquillità.
Mi dicono che fuori dalla Sicilia ci siano i sottotitoli, infatti mi chiedevo come potrebbero fare i polentoni a capire.
C’era tutto. La Bagheria di allora, per i tempi, per le dimensioni e per la mentalità mi ha ricordato le nostre città di provincia. Tante situazioni di estrema povertà, io ricordo: la refezione alla scuola elementare per i poveri. Mio padre mi spiegava che io non potevo mangiare a scuola, come mi sarebbe piaciuto (magari me ne sarei pentita giusto la prima volta), perchè era per i compagnetti poveri. I vestiti modesti delle persone, la vita fatta di lavori umili, l’amicizia fra la gente che non pensava certo che il sindacalista dovesse essere nemico del poliziotto con il quale si sarebbe scontrato alla manifestazione. Ci si salutava davanti alla porta di casa e le mogli ascoltavano le cattive notizie alla stessa radio, sedute attorno allo stesso tavolo, a dividere la stessa vita fatta di stenti, sacrifici, ma grandi speranze, quelle che non ci sono più.
Tre generazioni che hanno fortemente voluto qualcosa di più. Hanno lottato contro il sopruso e la prepotenza di chi ha vinto per secoli, hanno costruito la Democrazia con i sacrifici e con i morti, hanno lottato per la libertà di coloro che oggi la usano per poter dire e fare con arroganza , l’arroganza di chi ha trovato tutto pronto e non ha la capacità di guardare indietro (idioti!).
Tanti paesi come Bagheria oggi stanno perdendo la loro specificità, tanti quartieri delle grandi città sono ormai uguali a tanti, omologati ed appiattiti nella ricerca di quel qualcosa di più che nessuno nel passato avrebbe pensato trattavasi di telefonini e tv digitale, automobili e etc etc..
La battuta rapida, insinuante, complice, della gente dello stesso paese. Poche parole, e bastavano. Bisognerà rivederlo per coglierle tutte nella loro infinita efficacia. Siciliani di poche parole e non sempre per omertà, come ci accusano. Poche parole, perché non è necessario aggiungerne altre. Ci sono i gesti, gli sguardi, i luoghi, le atmosfere, le situazioni che completano.
Ho trovato uno stupendo Salvo Ficarra, mi ha ricordato il grande talento di Ciccio Ingrassia, spero che trovi sempre tanti Tornatore che sappiano valorizzare quella maschera e quegli occhi che non hanno bisogno di tante parole per esprimersi.
il 4 ottobre 2009 alle 16:32 dice:
Grazie Gigi, ci hai regalato una recensione appassionata ed appassionante. Concordo in pieno è un film che sedimenta, che ha bisogno di un pò di tempo in più, sicuramente si deve rivedere per percepire il milione di sfumature che alla prima visione sfuggono.
Salvo Ficarra è stato davvero un “Ciccio Ingrassia” di valore, ha permesso l’affermarsi del protagonista, ha fatto ridere e ha conquistato con i suoi occhi spiritati.
Credo che questo sia uno di quei film destinati a rimanere nella nostra storia personale, proprio come Nuovo Cinema Paradiso.
il 12 ottobre 2009 alle 08:30 dice:
Ieri sera ho visto per la prima volta questo bellissimo film,dico per la prima volta perche andrei di nuovo a rivederlo,non e’ uno di quei film che vedi e dopo un giorno ti scordi…Ci ritrovi le tue radici,quelle dei nostri genitori e nonni,e vorresti cogliere tutte le miriadi di sfumature che il film offre.Io non sono di Bagheria e neanche di Palermo, sono della provincia di Catania,ma anche nei luoghi in cui sono vissuta c’e’ stata la mia BAARI’A,mi sono molto commossa e ringrazio Tornatore per aver fatto questo film per tutti noi Siciliani, per non dimenticare le nostre tradizioni..
il 12 ottobre 2009 alle 08:34 dice:
Carissima Milena, benvenuta nei pensierinblu!!! Sono pienamente d’accordo con te, Baaria è un film di una ‘sicilianitudine’ universale. Si chiama Baaria ma è un concentrato di vita sicialiana, ci si può ritrovare in tante scene e in tanti personaggi pur non essendo proprio del luogo.
Parafrasando Marquez lo chiamerei Cent’anni di Sicilianitudine.