Valentina la sognatrice

Era di inverno e il mare profumava l’aria con le sue ventate salmastre. Ogni cosa odorava nella campagna jesina di un aroma agre di sale e sole perduto. Era febbraio e il freddo tagliava l’aria come la lama di un fioretto. Sembrava che il vento fendesse colpi eleganti e delicati. L’aria danzava come un valzer di fine ottocento. La città antica si muoveva su una pedana. In equilibrio tra storia passata e storia da divenire.

Valentina nasceva in un giorno non qualunque di un febbraio degli anni settanta, il giorno di cupido e di Valentina. Da piccina si disperava perchè tutti i bimbi avevano diritto a due regali, quello del compleanno e quello di onomastico. Lei no. Per bizzaro volere di mamma e papà tutto per lei accadeva in un giorno. La gioia concentrata, più emozioni in una sola emozione. A lungo quella sensazione l’avrebbe accompagnata, sarebbe stata capace di emozionare e di emozionarsi per più feste in una festa sola. Il destino, ammesso che esista, lancia segnali precisi lungo i passi della propria vita.

Nasceva come ultima di tre sorelle. Ma non voleva mai essere considerata l’ultima. La parola ultimo la disturbava profondamente. Non credeva potesse essere vicina al suo carattere. Avrebbe voluto invertire quest’ordine di nascita, ma si sa, contro natura non c’è nulla da fare. Ma nello sport si possono sovvertire le classifiche di natura.

Il vento della città la faceva danzare tra le strade, la faceva ballare come in equilibrio su un tappetto di cristallo. Amava le storie di corte e di moschettieri erranti.

Sognava di essere moschiettera guardando sua sorella Nathalie. Guardava e sognava.  Guardava da lontano. Danzava a suon di fendenti immagginari, sentiva il ritmo di mille fioretti scorrerle in ognuno dei suoi neuroni. Negli occhi dei bambini la vita scorre più veloce. Quando il carattere incontra lo spirito, i sogni possono diventare anche una timida realtà. Occhi adulti e saggi osservavano i movimenti di una bimba.  Gli occhi del maestro Triccoli. Leggevano un talento acerbo, un talento fatto ancora di ardore e desiderio, ma un talento puro, un talento da divenire.

Così una bimba timida di sei anni prende in mano fioretto e coraggio. Inizia l’avventura.

Per affermarsi occorre sacrificio, ma la piccola Valentina inizia ad amare il fioretto, per lei è solo danza di piacere. Quello che per molti è costanza e fatica, per lei è gioia ed esaltazione. Le sembra di giocare e invece, inizia ad essere una piccola atleta. Il tempo scorre anche per i bambini, così la trasforma in una dolce fanciulla che a quindici anni inzia ad affettare rivali ed avversarie.

Negli occhi di un atleta ci sono sempre cinque cerchi. Il cerchio movimento perfetto che il fioretto di Valentina più volte ha disegnato sui suoi avversari. I cinque cerchi non si tingono per lei di Catalogna, di Barcellona 1992. Per la sua maggiore età vorrebbe come regalo un biglietto per le Olimpiadi, putroppo la nazionale decide che deve aspettare.

Passano quattro lunghi anni e questa volta arriva un biglietto transoceanico. Atlanta 1996. Rabbia e riscatto. Perde la finale individuale, vince la prova a squadre. L’oro ha un sapore migliore dell’argento, lo ricorderà a lungo quel sapore. Lo vorrà ancora sentire. I sognatori non amano smettere di sognare, raggiunta una meta, ne vogliono una più grande e una più grande ancora.

Saranno quattro anni passati a pensare a una finale sbagliata. Passati a riflettere sugli errori. Anni pieni di rabbia e ardore. La gloria arriva nella terra del mito degli dei. Atene 2000. Diventa per l’occasione Afrodite danzante, immerge la sua rabbia nel sapore dell’oro a lungo cercato. Costantemente agognato.

Passano gli anni, cresce la fama e il palmarès, ma negli occhi sempre i cinque cerchi. Il biglietto di viaggio questa volta la porta ancora più lontano. La porta nei mari del Sud. Sidney 2004. Sulle rive del Pacifico diventa una farfalla che volteggia insieme a un fioretto. Oro individuale e a squadre. Trascina le sue compagne verso la vittoria. Trascina con lei sulla pedana i tifosi italiani. E’ febbre da fioretto.

Valentina ha fame di oro, vuole solo questo sapore, il sapore dei vincenti. Mangia l’oro ai campionati mondiali a quelli europei, non smette mai di vincere. E’ elegante, gioiosa, radiosa. E’ soprattutto una sognatrice che non vuol smettere di sognare.

Pechino 2008. Terzo oro olimpico consecutivo. E’ sul tetto del mondo. Nessuno come lei. Nessun italiano in nessuno sport come lei. Non si stanca mai di vincere. Con lei vince uno sport di sacrificio ed eleganza. Uno sport che si fa bello per pochi giorni ogni quattro anni. Uno sport che sacrifica i suoi atleti per tutti i giorni dell’anno.

La sognatrice oggi ha vinto di nuovo. Ha condotto le ragazze a vincere il mondiale a squadre. Aveva la stessa gioia di quando era al suo primo successo. Una gioia che trascina e conquista.

Vale vinci ancora.

5 commenti in “Valentina la sognatrice”

  1. Che peccato che tutta questa bravura e questo stile l’abbia irrimediabilmente perso ( almeno per me è accaduto questo) quando ha pronunciato quella miserevole frase dal vespone, in tv : “che si sarebbe fatta toccare volentieri dal pdc “.
    Peccato davvero per una donna quasi quarantenne , un’atleta fino ad allora esempio di dedizione allo sport oltre che testimone di grinta e forza di volontà, con un frasario da velina- con tutto il rispetto per le veline .
    Non riesco più a tifare per lei..mi dispiace.

  2. Condivido pienamente le tue ragioni però dobbiamo scindere gli atleti dalle loro opinioni, prendere le loro prestazioni sportive e la tempra che hanno in senso puro guardando solo quelle.

    Anke Valentino Rossi evadendo il fisco ha perso la mia stima, ma solo quella per l’uomo, quella per la sportivo è infinita.

    Preferisco pensare a Valentina schermitrice e quando è in pedana dimentico le sue opinioni politiche :-)

  3. Valentina ha letto il racconto e l’ha pubblicato nel suo blog!!! Mi ha fatto un regalo bellissimo

    http://valentinavezzali.com/2009/10/13/una-lettera-speciale/comment-page-1/#comment-11

    “Ci sono dei tifosi speciali, che fanno poesia dove altri non trovano le parole.

    Nei giorni scorsi mi è pervenuta questa lettera-racconto, non la pubblico perchè parla di me

    (e mi tratta benissimo), ma perchè è scritta col cuore da una persona che

    usa le parole come un poeta…

    questa persona si chiama Manlio Piazza,

    lo ringrazio, non so aggiungere altro, meglio lasciar parlare lui…

  4. For me Valentina is absolutely one of the greatest champion in the world. I don’t care who’s Berlusconi, and I know that for the fencers, “touch” (toccare) is a technical term saying everyday.

  5. Dear JK, welcome on Pensierinblu!!

    I think Valentina is great, I like her when is fencing on the stage, the words for an atleth are not so important, it’s importanta the way for winning…anyway Berlusconi is like a clown

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