Emmaus - Baricco
Esce il nuovo attesissimo libro di Baricco e vola verso la testa delle classifiche di vendita. Merito del nuovo romanzo o merito dei romanzi precedenti? Onestamente mi sono piaciuti tutti i suoi romanzi e non saprei metterli in ordine di preferenza. Ognuno di loro è legato a un momento della mia vita, ognuno di questi ruota intorno a un’emozione profonda.
Quindi compro senza indugi il nuovo Emmaus. Anzi a dire il vero lo prenoto. Sono un disordinato, ma per quello che sono libri e musica, il mio ordine, la mia programmazione rasenta la maniacalità.
Emmaus. Francamente mi sono chiesto cosa significasse questo titolo, se fosse un nome di un personaggio o una figura letteraria. Leggendolo ho trovato la spiegazione: al catechismo avrei dovuto giocare meno con le figurine dei calciatori e sentire le spiegazioni della catechista. Emmaus è un luogo della Giudea in cui secondo il Vangelo si materializza il Messia dopo la sua morte. E’ in cerca di sè, la gente è in cerca del Messia.
Lungo quest’idea della ricerca reciproca nasce la linea conduttrice del romanzo. Un adolescente prova a trovare sè stesso, attraverso la vita dei suoi amici più stretti e capisce la vita dei propri amici tramite la propria.
Baricco questa volta mi sembra tingersi del migliore Coelho, con un romanzo stranamente mistico, completamente fuori dalla sua linea abituale di scrittura. Il modus scrivendi è incredibilmente contradditorio, a volte rasenta la perfezione di pensiero/emozione, altre volte è regnato dal più puro caos, altre dalla noia del misticismo.
La trama è debole nelle prime pagine del romanzo, slegata e dispersiva, poi inizia a decollare conquista e avvolge fino all’epilogo, chiave della storia raccontata.
Non so dare un giudizio preciso di gradimento, devo dire che sono rimasto piuttosto perplesso. Mi piacerebbe leggere altre recensioni per confrontarmi.
Categorie: Biblioteca Ideale

il 22 Novembre 2009 alle 08:50 dice:
Ahi, Pablo…mi hai messo una brutta pulce nell’orecchio!
Ho comprato il libro giorni fa ( e già l’avevo dimenticato), in attesa di essere letto- una lunga attesa, nonostante la brevità del romanzo/saggio, perchè sono invasa da libri fortemente voluti, che attendono pazientemente il loro momento. Il paragone con Coelho, autore che considero una macchina per far soldi, mi ha sconcertato.
Ultimamente Baricco sembra aver perso lo smalto che rendeva iridiscenti i suoi scritti. Non vorrei fosse vera quella voce che circola su di lui “che è uno che non ha niente da dire ma sa dirlo benissimo”… gli esercizi di scrittura fini a se stessi non li amo, non ho tempo da perdere, preferisco un sano libro leggero che non finge di essere qualcos’altro.
Quando lo leggerò, se ti fa piacere, ti farò sapere le mie impressioni. Sono consapevole, d’altra parte, che Baricco è un autore che divide : o lo si ama o lo si odia.
Per quanto riguarda il catechismo è vero, sei una frana : me ne ero resa conto in un tuo post “Pasta e ceci” quando, per elogiare la bontà e l’arcaicità dell’uso dei legumi avevo accennato ad Esaù che per un piatto di lenticchie vendette la sua “primogenitura” al fratello minore e tu , immemore del fatto, la scambiasti per la “primogenita”
il 22 Novembre 2009 alle 11:30 dice:
Penso che se ci fossero state le rimandature al catechismo mi ci sarei sicuramente abbonato, infatti, non mi sono neppure cresimato
troppo impegnativo…
Sono davvero ansioso di avere la tua opinione su questo ultimo di Baricco, soprattutto per l’assonanza con Coelho (su cui abbiamo la medesima opinione, è un buon venditore di narrativa spicciola farcita di bei sentimenti mistici che prendono tanto il cuore).
E’ pure vero che la vena creativa si possa esaurire, ma non si è obbligati a scrivere e soprattutto a pubblicare.
il 7 Dicembre 2009 alle 09:27 dice:
Mai titolo è stato più emblematico perché quell’episodio del Vangelo è stato sempre , per me, fonte di confusione… Il fatto che Baricco stesso abbia voluto che sull’oggetto libro non apparissero né la quarta di copertina né spiegazioni esterne del testo rende difficile , se non impossibile, dare la visione di una lettura comune.
Tra l’inizio e la fine di “Emmaus” ( anche questa è una lettura circolare) c’è la svolta, la comprensione dei protagonisti e l’”Incontro” , il Cristo, è rappresentato da Andre con il suo mondo.
Andre, la ragazza di tutti e di nessuno che fa sì che la loro adolescenza venga denudata da tutte le sovrastrutture stratificate lentamente nell’arco di 17 anni vissuti nella penombra delle tende abbassate, nell’illusione di essere bravi ragazzi, destinati a qualcosa di diverso e meno scintillante di quello che vedono negli “Altri”, quelli che frequentano i bar, bevono, fumano, fanno sesso, sono destinati dalla ricchezza , granai colmi all’inverosimile, e dalla chimica della vita, a produrre spettacolari arabeschi e che dispongono di destini tragici.
Proprio come i discepoli sulla via di Emmaus non si accorsero che Cristo era stato con loro tutto quel tempo e si chiesero come fosse stato possibile non accorgersene, cosi i 4 ragazzi si chiedono , una volta catapultati in quel mondo, come abbiano fatto a vivere senza conoscere la verità, anche se è verità intessuta di dolore, di problemi, di tentati suicidi, di follia, di depressioni, di sesso non contemplato nel loro mondo “normale” e anche di noia.
Cuori piccoli- li nutriamo di grandi illusioni, e al termine del processo camminiamo come discepoli a Emmaus, ciechi, al fianco di amici e amori che non riconosciamo- fidandoci di un Dio che non sa più di se stesso. Per questo conosciamo l’avvio delle cose e poi ne riceviamo la fine, mancando sempre il loro cuore. Siamo aurora ma epilogo- perenne scoperta tardiva. Un’adolescenza riscoperta osservando il dolore della vita vera, non con un Dio assente, ma con un Dio presente nella realtà, nelle persone e nelle emozioni, anche le più bieche.
Questo è, per me, il cuore della storia.
Certamente non è un romanzo compatto, ho trovato molte sfilacciature nella trama -non banale- ed un epilogo aperto e doloroso ma vi ho ritrovato anche un Baricco non disprezzabile ( anche se, ahimè, sono passati ineluttabilmente i fasti di Oceano mare, Castelli di rabbia, Novecento…) : pulizia, nitore, stile, poesia.
Mi ha commosso con quelle considerazioni sull’adolescenza, ne ho assaporato le sfumature… quel pezzetto di vita che gli adulti sembrano affidare per un po’ ai loro figli e che vorrebbero tornasse intatto per chiudere il loro cerchio.
Bellissime alcune immagini, una a caso : “Era come di uccelli dopo uno sparo, ognuno a volare largo, aspettando il tempo di ridiventare stormo”.
Per fortuna non vi ho còlto nessuna affinità con Coelho.
Troppo prolissa, lo so
il 7 Dicembre 2009 alle 17:05 dice:
Saresti prolissa se ti dilungassi sullo stesso concetto, invece nel tuo post lanci un milione di spunti di riflessione e di approfondimento.
Emmaus e La Rizzagliata, da una recente indagine di marketing sono stati i titoli più convincenti del 2009 letterario italiano, perchè innescano una molla di curiosità, che mantiene alta l’attenzione del lettore, catturandolo e conquistandolo.
Per La Rizzagliata dico che è un giallo assolutamente rivoluzionario per il Camilleri pensiero, mentre per Emmaus sono un pò deluso. Non siamo decisamente ai fasti di Oceanomare e Castelli di Rabbia.
Hai mai letto ‘Mi sono seduto sulla riva del fiume Piedra e ho pianto’? Emmaus mi ha rimandato in automatico a quel romanzo, ci ho trovato un pò dello stesso misticismo. Ma sai sono rimandi soggettivi.
A proposito di Coelho ho letto alcune pagine del suo nuovo romanzo a casa di un amica e credo proprio che la sua voglia di cambiare genere lo porti a un pastrocchio, sono personaggi strani e con pochi personalità.
Ma con Coelho sono cattivo per natura:-))
il 7 Dicembre 2009 alle 18:23 dice:
Per un certo tempo ho letto, in ordine rigorosamente cronologico, tutto quello che Coelho pubblicava : mi sono fermata nel 2000 con “Il diavolo e la signorina Prym”.
“ Sulla sponda…” risale al 94/95 e ricordo , vagamente, come banalizzasse contenuti importanti rendendoli quasi insignificanti. E poi quell’aria insopportabilmente new age…tematiche che circolavano nell’aria da decenni e che lui ha saputo far fruttare così bene.
Coelho per me ha un solo merito (?) : quello di aver aver fatto conoscere Il Cammino di Santiago de Compostela con il suo primo libro, anche se ho trovato più pregnante e vero il diario scritto da un mio amico quando abbiamo fatto questa esperienza.
Emmaus lo trovo di tutt’altra pasta, costruito da più piani di lettura : è romanzo di formazione; è la consapevolezza del lato oscuro, terrificante, presente in ciascuno di noi; è romanzo sociologico con la location , Torino , che conosco molto bene e che ho riconosciuto pienamente nel romanzo, con i suoi mondi paralleli , le penombre, l’austerità, gli androni e gli odori di minestra, il volontariato. Chi ha almeno 35/40 anni non può non riconoscerla !
Speriamo, visto che Emmaus ha a che fare con la resurrezione, che sia l’inizio di una resurrezione artistica per Baricco ( gli voglio troppo bene: grazie a lui ho scoperto scrittori che forse non avrei mai letto).
A me sucede col simpaticissimo Camilleri che, forse per un eccesso di offerta, non lo sto leggendo più…ma rimane un grande :-))
il 8 Dicembre 2009 alle 11:21 dice:
E allora speriamo che Emmaus faccia da buon pro a Baricco e torni alla bellezza di Oceanomare…