Sere dimenticate

Per questo post vorrei prendere in prestito delle parole di Zucchero, mi ricordo di sere d’estate dimenticate passate sul dondolo di una casa della calda campagna siciliana, tra cicale in amore, una famiglia in armonia e l’allegria della compagnia.

Mi ricordo di un bambino che scopriva il mondo passato a cavallo di un vecchio dondolo di campagna, dialogando con la sua anziana bisnonna che gli raccontava il mondo che era stato e che lentamente era divenuto. Ricordo negli occhi di una donna che aveva visto un intero secolo dispiegarsi, fra due guerre, due ricostruzioni, un re burattino, un dittatore e una repubblica degli onesti, la voglia di continuare a conoscere e scoprire.

Fra zanzare di estati calde e assolate, il bambino scopriva che era esistita una vita senza frigorifero, una vita in cui ambulanti vendevano ghiaccio avvolto in calde coperte, in cui la parola surgelato non era ancora parte del lessico alimentare corrente. Con gli occhi di chi aveva cavalcato il secolo, il bimbo entrava a far parte di quegli anni passati, annusava il profumo e l’eleganza del liberty corrergli accanto, l’odore triste della miseria di una guerra perduta, sentiva il suono roboante degli aerei americani pronti a bombardare urbi et orbi per poi proclamarsi liberatori del fascismo, gustava i sapori perduti e dimenticati del grano macinato, delle olive schiacciate e profumose, tutto il secolo gli sbatteva con la sua meastosità eventi noti e storie umili. Il bambino volava in storie dimenticate e perdute.

Mani ebbre di anziana memoria cullavano l’esistenza da divenire, cercando di essere partecipe di ciò che sarebbe comunque successo, di quando la terra avrebbe fatto a meno della propria presenza. Scopriva che la musica delle vecchie padelle a 78 giri, poteva essere compressa in un piccolo disco, che veniva letto anche da altrettanto piccoli lettori portatili, intuendo poi che la musica avrebbe viaggiato lungo tutto la nostra esistenza alla stessa distanza di un contatto sinoptico. La vita che sarebbe venuta anche senza i suoi occhi testimoni di esistenza, non sarebbe mai stata la stessa, intuiva che il computer avrebbe facilitato e annullato la vita sociale.

Fra gechi arrampicati di pareti di campagna, nello scricchiolio di un dondolo decò, un bambino aveva diritto a raccontare, a sentirsi protagonista ascoltato, ad avere la fiducia che solo gli occhi di chi ti ama, come testimone della sua dinastia nel tempo futuro, ti possono dare, il bimbo era il punto di contatto tra quello che era stato e quello che sarebbe stato, sentiva la responsabilità di rendere chiari gli eventi, di spiegare e dipanare le normali contraddizioni di un anziano.

Quando il bimbo è diventato un ragazzo, come nel normale corso degli eventi, le sue sere d’estate dimenticate, non sono più state le stesse, la nonna anziana era partita per un lungo viaggio, lasciando la promessa di accompagnarlo nella sua vita futura e di aspettarlo alla fine della corsa.

Si sono succedute tante stagioni di esistenza, in ogni stagione il ragazzo trovava il modo di andare coi ricordi alle storie della sua doppia nonna, di fantasticare con quelle storie narrate che ormai erano diventate parte della propria vita corrente. Era stato il narratore di una signora elegante e raffinata di inizio secolo, quello di raccontare era il suo compito, il suo preciso incarico per la vita, scavando dentro la sua memoria capiva che la nonna gli aveva lasciato un dono perpetuo, la fiducia in sè stesso, poichè era partecipe e sostenitore di ogni piccolo passo e di ogni minimo successo. Riusciva a farlo sentire re per un giorno, in un giorno qualunque.

Quando il ragazzo è divenuto uomo ha scavato dentro le sere d’estate dimenticate, vi ha trovato tanto di quello che è l’uomo maturo di oggi, ha pensato che la nonna aveva seminato in un orto vergine lasciando dei doni che solo con gli anni sarebbero nati.

L’uomo di oggi pensa che la risultanza del nostro essere sia la somma dell’amore ricevuto dai nostri cari, nelle nostre quotidiane sfumature ci sono tratti di vita passata, sogni coltivati e occhi saggi che hanno visto per i nostri occhi quando eravamo ancora troppo candidi.

A volte ci si chiede come starebbero le persone passate nel mondo di oggi, credo che quella nonna sarebbe ancora su un dondolo di campagna ad ascoltare e raccontare storie ai suoi ultimi pronipoti, a regalare la voglia di provare a impastare la pasta fresca e a farli sentire sicuri di sè.

4 commenti in “Sere dimenticate”

  1. Sere d’estate in-dimenticate.
    Pablo …ma questo tuo post è una vera meraviglia : uno dei più emozionanti letti finora !
    Come una madeleinette proustiana le tue parole mi hanno permesso di fare un balzo temporale e ritrovare le sensazioni di bambina che prega la sua mamma di aspettare ancora un po’ per la cena, per non rubare tempo al gioco, immersa nel frinire ininterrotto delle cicale, i gechi che voluttuosamente escono dai loro nascondigli pronti a farsi scorpacciate di zanzare. Accanto a lei un adulto che ama e del quale ha fiducia che racconta di un mondo che pian piano va evaporando e la bambina , forse inconsciamente, si sente investita di una missione, quella del ricordare.

    Parole poetiche e pedagogiche che, meglio di tanta pseudo-letteratura sul mondo dell’infanzia, raccontano, con naturalezza e semplicità , e dicono quale pane serva realmente per avere una vita piena.

    P.S. Oltre che dalle note di Zucchero, ogni capoverso è stato, irrimediabilmente e assolutamente in modo inatteso, accompagnato dalle canzoni dei miei autori del cuore; parole che cercano musica, musica che ha bisogno delle sensazioni che solo parole speciali, possono regalare.
    Grazie!!!

  2. Carissima Silvia devo confidasti che rileggendo le mie parole, mi sono emozionato, dopo averle rilette sono stato con la testa a pensare alle sere d’estate in-dimenticate. Sperando che l’emizione che mi ha portato a scriverle, arrivasse ai lettori. Leggendo le tue splendide parole, anch’esse, decisamente proustiane, ho capito che la catarsi emozionale aveva iniziato il suo corso, sentendomi orgoglioso e Felice. Sarebbe bello educare i bimbi con la saggezza dei nonni e dei bisnonni..
    Un abbraccio.
    Pablo

  3. “Parole poetiche e pedagogiche che, meglio di tanta pseudo-letteratura sul mondo dell’infanzia, raccontano, con naturalezza e semplicità , e dicono quale pane serva realmente per avere una vita piena.”

    Sono tutte riferite, naturalmente, al tuo delizioso racconto…

    Avevo scritto di getto, vogliosa di comunicarti subito l’emozione che mi ha trasmesso il post e mi sembra di aver espresso confusamente i miei pensieri :)
    Di nuovo grazie.

  4. …e la tua emozione mi è arrivata dritta al cuore, le tue parole erano calde e convulse come i sentimenti che ti hanno avvolto…è bellissimo sapere che le proprie parole arrivano dritte all’animo di chi ti legge, ed è splendido averti come lettrice, un abbraccio

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