Il giorno della memoria

Oggi mentre inizio a scrivere è ancora il 27 gennaio, il giorno della memoria. La giornata è quasi finita, sono stanco, ho lavorato tanto e molti pensieri hanno affollato la mia mente. Ma per la promessa che mi sono fatto, per la promessa con cui mi dico che quando scrivo sono un uomo vivo, non posso proprio lasciarlo passare così, come inosservato, come una data banale, come un festa commerciale qualunque.

Oggi è il giorno della memoria. Il giorno in cui abbiamo deciso di ricordare gli eccidi del nazismo. Una data in cui credo che tutti al di là delle differenza di colore politico e partitico non possano far altro che fermarsi e pensare. Soprattutto ricordare. Ho deciso di usare la mia memoria per ricordare.

Carissima Anna,

carissima signorina Frank. Quando ero un bambino sono stato ospite della tua casa di Amsterdam, nella casa in cui ti nascondevi, in cui scrivevi e cercavi di sfuggire ai nazisti. Non avevo ancora dieci anni. Viaggiavo per l’Europa in roulotte con i miei genitori (ricordo quelle come le estati più belle della mia infanzia). Siamo arrivati nella tua magica Amsterdam in una sera di mezz’estate, c’era ancora luce in città, il sole tramonta sempre tardi da te. C’era un camping splendido, non posso dimenticare tanta erba verde e delle splendide altalene. Avevamo viaggiato tanto. Il mio dito sulla carta stradale era andato da Palermo sino a Nord, sino a un luogo che tutti mi dicevano dovesse essere uguale alla città che più amavo, Venezia.

Sono entrato nella tua casa, con uno sguardo allegro e divertito. Ho pensato che avremmo potuto giocare insieme per quelle lunghe scale. Pensavo ad un eterno nascondino in fuga dal nemico. Sai i bambini ne sanno davvero poco di cosa possa essere una guerra, ne sanno ancora meno di quello che possa essere uno sterminio. I bambini vedono tutto a colori. Colori pastello. Nella loro immaginazione non ci sono sfumature scure.

Mi dicevano che tu tenessi un diario, in cui hai annotato tutti i tuoi giorni passati in quella casa. Mi dicevano che ti avrei potuto conoscere leggendo il tuo diario. Tantissimi ti hanno conosciuto leggendoti. Io mi sentivo fortunato perchè invece era venuto sino a casa tua. Ero passato dietro quella libreria scorrevole ed ero arrivato in quella stanza in cui dormivi. Ero contento quel giorno che ero stato a casa tua, ero entrato a casa di una scrittrice. Mia madre mi diceva che tu amavi scrivere, che tu non eri come gli altri, che per te trovare carta e penna era un vero miracolo. Davi quel poco che avevi pur di soddisfare i tuoi sogni.

In quella lunga estate ho conosciuto un posto triste, un posto brutto, mi hanno detto che si chiamava Lager. Nessuno voleva dirci la strada per arrivare, nessuno voleva dirci forse che erano mai esisisti. Giustamente i tedeschi ne hanno ancora vergogna. Sono stato dentro questi Campi di Lavoro, sono diventato un bambino riflessivo. Ho capito dove eri stata dopo il tuo rifugio. Ho capito che non avevi giocato là dentro. Ho capito che nei Lager si moriva. Anche se un bimbo non sa bene cosa voglia dire morire.

Col tempo mi sono definito comunista, perchè pensavo che un soldato dell’armata rossa avesse salvato i bimbi più fortunati di te. Mi piaceva pensare che i comunisti portavano la libertà. Crescendo ho imparato che non sempre è così. Ma non ho mai smesso di pensare che chi lottasse contro i nazisti non potesse davvero essere così malvagio.

Il viaggio nella tua Olanda mi è sempre rimasto nel cuore. Quando da adolescente pensavo ad Amsterdam  avevo un ricordo di una città splendida, con tanta luce, tanti colori e ricordavo la tua casa. C’era quasi una piccola magia che mi legava alla tua terra. Io credo nelle magie intenzionali. Dopo qualche anno ho vinto una borsa di studio Erasmus, la destinazione era proprio vicina a casa tua. Sono partito a mille, carico come non mai. Sentivo un trasporto speciale per quei luoghi della mia infanzia. Sono stato un semestre. Ma un semestre è un tempo abbastanza lungo per cambiare una vita. Per migliorarla. Da Palermo è partito un ragazzino timido, impacciato, con poche parole di inglese nella memoria e soprattutto poca fiducia nei suoi mezzi. Ma te l’ho detto, io credo nelle magie intenzionali, un semestre è un tempo abbastanza lungo per dare sicurezza. Ho capito che dovevo solo credere nei miei sogni e guardarli dritti in faccia, dovevo trovare il coraggio di perseguirli e realizzarli. Nelle notti fredde del pensionato universitario ho realizzato che non ero un tipo che si potesse mai accontentare. Ho capito che volevo laurearmi e avere una vita mia. Ho capito che dentro di me c’era una storia da raccontare e ho iniziato a scrivere qualche pagina di Cappotto Blu. Una delle poesie che più amo, La Grande Illusione, l’ho scritta nella tua terra. Mi ricordo di averla letta al vento freddo che spazza i canali della tua Dam.

Sono tornato nella tua casa. Non l’ho guardata con gli occhi spensierati del bimbo. Ho provato tantissima malinconia. Ho sentito più freddo di quanto non ce ne fosse davvero. Ho capito di essere diventato uomo in quel momento. Ho capito tutta la tua tragedia. Ho capito di essere fortunato. Ho pensato che hai scritto uno dei libri più venduti nella storia e non avresti mai voluto avere questo successo. Avresti voluto essere una ragazzina, che semplicemente voleva vivere la propria vita, crescere, sognare e giocare.

Oggi è il giorno della memoria. Io credo di poter avere memoria storica perchè i miei genitori mi hanno aiutato a creare una coscienza morale sin da bambino. Vorrei che tutti i genitori pensassero ai propri figli non solo come a dei pargoletti ma anche come membri di una futura generazione. Penso che bisogna dare degli imput, penso che bisogna parlare loro anche delle tristezze passate. Penso che sia giusto che tutte le generazioni future sappiano che non si può ripetere l’eccidio nazista. Penso che dovremmo parlare ai bimbi non solo di favole, ma dovremmo imparare a raccontare loro la storia come se fosse una favola.

Dolcissima Anna, credo che se un giorno ho ritirato il mio romanzo dallo scaffale di una libreria il merito sia anche tuo. Ho sempre pensato alla tua forza di scrittrice e al talento che le tue pagine esprimevano. Sapere che qualcuno te ne avesse privato, mi ha dato il coraggio di non mollare mai e di continuare a scrivere sempre. Perchè in fondo sono un uomo fortunato.

Un abbraccio

Pablo

5 commenti in “Il giorno della memoria”

  1. Un abbraccio ideale ad Anna Frank che ha veicolato quella storia orribile attraverso i pensieri, i sogni, , i piccoli gesti quotidiani di un’adolescente rendendo quel raccontare un urlo immenso.

    Mi auguro che il giorno della memoria diventi i giorni della vigilanza continua . Per cercare di non sganciarci dal passato in modo auto-assolutorio, per mettere in relazione quello che è accaduto ieri con quello che accade oggi e che non siamo capaci di contestualizzare e di leggere correttamente per una forma di miopia storica… essere consapevoli sempre che avremmo potuto essere noi, allora, i carnefici e che lo siamo ancora oggi, in tante situazioni. Se la memoria non mette in moto, hic et nunc, comportamenti, modi di vivere, pensieri corretti corriamo il fortissimo rischio di dare vita ad atteggiamenti ipocriti. Noi che ci commuoviamo e piangiamo leggendo, ascoltando, guardando, facilmente tendiamo a metterci dalla parte dei giusti e del bene ma non è così semplice…proprio perché il male è banale, banalmente dobbiamo sentirci a rischio continuo.
    Vedere le immagini di un fatto relativamente recente, per es. Abu Ghraib, non fa che mettermi addosso questa responsbilità pesante come un macigno……

    Grazie al giorno della memoria ho potuto conoscere una tranche de vie di Pablo molto importante …la sua giovane spensieratezza coniugata ad una precoce maturità di pensiero. Un bel modo di raccontare Il proprio giorno della memoria. Grazie di aver condiviso con noi la tua esperienza…..

  2. Caro Pablo,
    grazie per avere voluto condividere con noi il tuo giorno della memoria lanciando, nello stesso tempo, un messaggio forte.
    Attraverso il tuo essere, che riesci amabilmente ad esprimere anche regalandoci perle delle tue esperienze di vita, ancora una volta sei testimone di quanto (soprattutto fin dall’infanzia) il nostro percorso formativo risenta in larga parte del nostro vissuto.
    A tal proposito penso al recentissimo e amaro sfogo di una mia collega di scuola primaria che, dopo aver parlato in classe del giorno della memoria (con l’adeguata e necessaria delicatezza), si è sentita contestata dalla madre di uno dei suoi bambini, la quale riteneva “traumatico” per il figlio venire a conoscenza di fatti storici tanto gravi.
    Il fatto si commenta da solo.

  3. @ Silvia, il giorno della vigilanza, si credo che ricordare serva proprio a vigilare. Nella nostra italia ci sono tantissimi segnali di intolleranza. Penso ai cori contro Ballotelli, ai fatti di Rosarno, alla diffidenza generalizzata verso i popoli dell’est…Sono degli umori che se adeguatamente stimolati possono sfociare in qualcosa di terribile. Ho paura della Lega. Ho paura degli estremisti. Ho paura degli ignoranti. L’unica arma possibile è il ricordo. L’unica via di scampo sono le testimonianze. Credo che non dovremmo mai abbassare la soglia di vigilanza. Penso che tutti noi che ci definiamo moderati e democratici, dovremmo per primi contribuire alla testimonianza e al ricordo. L’ignoranza è pericolosa, ma non si può guardare ad essa con distacco, bisogna farsi sempre promotori di una cultura di accettazione interraziale.

    @Ciompa, credo che la tua collega, sarà davvero rimasta sconvolta dalla reazione del genitore; ma non deve darsi per vinta. Credere in determinati valori serve proprio a combattere focolai di ignavi che con la loro superficialità rappresentano un reale pericolo per tutti.

    Sono contento che abbiate apprezzato la mia memoria, è bello condividere qualcosa di personale con chi ci circonda.

  4. Caro Pablo,
    molto intenso ebello questo post. Io ho il libro ” il diario di Anna Frank, e il giorno della memoria ho guardato il film su rai uno ” Io mi ricordo Anna Frank” molto bello, e ho versato lacrime, intenso come film. Ciao.

  5. Anche io guardando il film in tv, mi sono emozionato e ho versato lacrime, credo sia stato proprio un bel film che è entrato nel cuore dei telespettatori. Come dice Silvia dobbiamo sempre vigilare, affinchè non si perda la memoria

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