Invictus - Mai sconfitto
I frequentatori dei pensierinblu sanno che amo il rugby, spesso ne ho scritto durante questi due anni di post, è uno sport che assurge a metafora della vita. Quindi da amante della palla ovale non facevo che attendere spasmodicamente il nuovo film di Clint Eastwood, Invictus.
Ieri sera è stata la grande sera. Ho visto Invictus. Del film i recensori ne dicevano un gran bene e vi confermo che è davvero splendidamente emozionante come ne si legge sui giornali. Non è un film sul rugby, non è un film dedicato alla vita di Nelson Mandela, non è un film sull’apartheid, piuttosto è un film che esalta i sognatori pazzi e ispirati che muovono le proprie membra rincorrendo grandi valori di vita.
Come in tutte le sue ultime interpretazioni Morgan Freeman è straordinario. Incarna Madiba Mandela alla perfezione. Lo incarna nei gesti, nei lineamenti, nelle emozioni che trasmette quando parla alla gente, lo incarna soprattutto nella capacità di trasmettere la voglia di sognare, la voglia di non arrendersi alla fatalità del destino e la voglia di lottare per ogni centimetro di vita.
Nel 1995 il Sudafrica, da poco divenuto Nazione Arcobaleno, ospitava i Mondiali di Rugby. Gli Springbooks avevano sempre rappresentato i sogni dei bianchi sudafricani, quindi erano sempre stati simbolo tangibile dell’apartheid. Nessun nero poteva giocare con la squadra nazionale. Nessun nero lo voleva fare.
Nelson Mandela intuisce nel 1994 che una nazione che voleva definirsi arcobaleno, doveva superare i vecchi odi, doveva far convivere sogni e tradizioni di tutte le etnie che la componevano. Non bisognava dare addosso agli Springbooks solo perchè beniamini dei bianchi. Per costruire un futuro possibile bisognava instaurare la cultura del perdono. Bisognava andare oltre le vecchie frontiere dell’apartheid. Bisognava che il Sudafrica vincesse con la sua nazionale la Coppa Del Mondo e che in questa vittoria ci trovassero posto tutti e 42 milioni di sudafricani e non solo una piccola fetta. Voleva che fosse una vittoria di tutti e per tutti, sognava che gli Springbooks divenissero come la Seleçao per i brasiliani, squadra simbolo di una nazione variopinta di etnie e tradizioni differenti.
I grandi sognatori spesso realizzano i propri sogni. Mandela è un sognatore paziente. Lo è per 32 anni di carcere, sa come conquistare i propri sogni. Li si conquista con le ispirazioni che si trasmettono. La bellezza del film, è tutta nei dialoghi tra Matt Damon (che incarna il capitano degli Springbooks) e Morgan Freeman.
Non occore amare il rugby per vedere questo film, ma probabilmente se lo vedrete vi innamorerete del rugby.
Dal profondo della notte che mi avvolge
buia come il pozzo più profondo che va da un polo all’altro,
ringrazio qualunque Dio esista
per l’indomabile anima mia.
Nella feroce morsa delle circostanze
non mi sono tirato indietro né ho gridato per l’angoscia.
Sotto i colpi d’ascia della sorte
il mio capo è sanguinante, ma indomito.
Oltre questo luogo di collera e lacrime
incombe solo l’orrore delle ombre
eppure la minaccia degli anni
mi trova, e mi troverà, senza paura.
Non importa quanto sia stretta la porta,
quanto piena di castighi la vita.
Io Sono il signore del mio destino:
Io Sono il capitano della mia anima
William Ernest Henley
Categorie: Pensieri in Blu, Videoteca Illusionaria


il 5 Marzo 2010 alle 08:44 dice:
Che bel post, Pablo…mi piace molto perchè riesce , mantenendo l”ideale filo blu, a dare tante informazioni.
Sai quanto nella mia famiglia amiamo il rugby : la vittoria sulla Scozia , che ci toglie l’assillo del “simpatico” trofeo del cucchiaio di legno è stata una boccata d’ossigeno!
Spero che “Invictus “arrivi nel cinema del mio paese, notoriamente propositore di cinepanettoni, altrimenti sarò costretta a rimandarne la visione . Gli ingredienti per farlo apprezzare ci sono tutti : Mandela e la sua incredibile storia, Clint Eastwood , regista sensibile che vedo davvero adatto per raccontare una storia simile, Morgan Freeman attore superbo, il rugby…
La poesia di W.E.Henley è un inno alla vita…considerando la sua sfortunata storia , poi!
Per chi ama il rugby e gli All Blacks una chicca : http://www.booksblog.it/post/4780/il-libro-della-gloria…
Ciao
il 5 Marzo 2010 alle 11:55 dice:
Chiedo scusa , riprovo…ho visto che il link non funziona : “Il libro della gloria” di Lloyd Jones autore anche del bellissimo” Mister Pip “ ed. Einaudi, entrambi magnificamente tradotti da A.Sirotti.
http://www.booksblog.it/post/4780/il-libro-della-gloria
il 6 Marzo 2010 alle 09:50 dice:
Carissima Silvia, questo film ti prenderà, ci sono tutte le tematiche del blu e tutto il fascino della palla ovale (se l’Italia avesse vinto con l’Inghilterra, mi sarei fatto il pizzetto in blu…ma ci ha fatto sognare e va bene lo stesso).
Vivere in un paese porta a delle limitazioni, come non potere scegliere un film, però devi riconoscere che Internet grande finestra sul mondo, annulla le distanze. Così anche le dimensioni dei paesi più piccoli diventano piacevolmente vivibili
Un abbraccio in blu
il 6 Marzo 2010 alle 09:50 dice:
Ps ma il link continua a non funzionare!
il 6 Marzo 2010 alle 19:27 dice:
Non riesco proprio a capire perché il link non funzioni J.
Un breve riassunto de“Il libro della gloria “ di Lloyd Jones ( tratto dalla rete):
Partiti nell’agosto del 1905 da Auckland, ventisette giovani «normali» - calzolai, contadini, fabbri, impiegati - intraprendono una tournée che li vedrà battere le più forti squadre europee, dall’Inghilterra alla Francia, facendo di loro una leggenda. Un’impresa che Lloyd Jones racconta intrecciando ricostruzione storica e fantasia, che dà corpo alla narrazione là dove i documenti del tempo non arrivano. Ne nasce il racconto di un’epopea vista attraverso lo sguardo incredulo di chi la visse: «Ci allungavano biglietti da visita. Ci stringevano la mano, dicevano: “che onore”… La mano che il sindaco di turno stringeva era la stessa mano che reggeva un aratro o una pala o la tetta di un animale. Però non sembrava importasse». Tra vittorie e serate di gala, fan in delirio e festeggiamenti scanditi dal ritmo della haka - la tradizionale danza maori che impressionò il pubblico europeo e ancora oggi precede ogni partita degli All Blacks - Il libro della gloria narra un capitolo fondamentale della storia di uno sport tra i più amati al mondo.
il 9 Marzo 2010 alle 19:03 dice:
Invictus è una poesia scritta dal poeta inglese William Ernest Henley.
A 12 anni, rimase vittima della tubercolosi. Subi’l’amputazione di una gamba ma non si scoraggiò e continuò a vivere per circa 30 anni con una protesi artificiale, fino all\’età di 53 anni.
La poesia \"Invictus\" fu scritta proprio sul letto di un ospedale in cui Henley era ricoverato ed è stata molto amata da Nelson Mandela durante la sua lunga prigionia.
Non importa quanto sia stretta la porta,
quanto piena di castighi la vita.
Io Sono il signore del mio destino:
Io Sono il capitano della mia anima
Ho visto il film da poco e credetemi i versi ,di cui sopra,riecheggiano continuamente tra i miei pensieri. Nella vita spesso siamo prigionieri di qualcosa…qualcosa che ci impedisce di vivere liberi, di essere liberamente noi stessi… qualcosa che può’ portarci alla morte .
Ma arriva un momento in cui l’amor di “se” si libbra, oltre ogni limite ,oltre ogni confine, prendendo consapevolezza , spezzando le catene .
Per quanto siano avverse le circostanze della vita,per quanto sembrino condizionare il nostro destino…Per quanto sembrino piegarci…non possono spezzarci.
Ricordiamo che l’uomo è artefice del proprio destino.
Gli eventi non possono essere cambiati,sono il frutto di intrecci di vita di cose e persone,pero’ possiamo imparare a cavalcarli a nostro favore… basta volerlo.
VOLERE E’ POTERE
il 11 Marzo 2010 alle 16:30 dice:
Credo che chi scriva poesie, renda le proprie emozioni e i propri sentimenti eterni ed universali. Tantissimi potranno trovare la famosa ispirazione, che canta Mandela, nelle parole di Invictus.
Questa poesia mi ha colpito perchè esalta tantissimi dei temi che vivono nei nostri pensierinblu.
Dalla tristezza nasce spesso una via infinita di speranza.
il 14 Marzo 2010 alle 12:31 dice:
Carissimo Pablo, spinta dal tuo centrato e bellissimo commento, appena ho potuto sono andata a vedere Invictus…e l’ho trovato straordinariamente intenso. Ti dà la carica x impedirti di abbandonarti agli eventi e x impadronirti sempre della tua vita, affinchè sia davvero LA TUA VITA.
Grazie x aver riportato sul blog la poesia di Henley, stamane l’ho voluta rileggere perchè, come x Iamu, soprattutto gli ultimi versi riecheggiano da ieri sera nella mia mente.
Inoltre il rugby è proprio bello e, a tal proposito, mi ha fatto molto sorridere la mia incoscienza nel lavare, non molto tempo fa, le felpe di mio figlio (anche lui appassionato di rugby) delle due squadre più importanti del mondo. Pensa un po’ cosa sarebbe successo se gliele avessi rovinate?!
A presto.
p.s.: il link non si apre ancora.
il 14 Marzo 2010 alle 18:19 dice:
Carissima Ciompa,
bentornata nei pensierinblu, sono contento che il blog ti sia servito da spunto per la scelta cinematografica (chissà se Silvia è riuscita a vedere il film?).
Il film riesce a contenere l’essenza forte della poesia di Henley, in gran parte delle sue scene, così si esce dal cinema carichi e vogliosi di non essere mai sconfitti, di essere sicuri di sapersi mettere di nuovo in gioco.
La poesia però è qualcosa di splendidamente unico, vorrei metterla nel mio ufficio, insieme a Lentamente Muore, avere parole così belle e stimolanti nel proprio ambiente di lavoro non può che far bene.
E quindi alla fine il rugby, ha conquistato pure te (la mia previsione si sta rivelando esatta, anche i profani ameranno il rugby dopo Invictus) e tuo figlio sarà più tranquillo quando le felpe arriveranno nella fase lavaggio.
Un abbraccio
il 16 Marzo 2010 alle 00:31 dice:
Ringrazio Silvia per il lusinghiero apprezzamento delle mie traduzioni. E sì, Lloyd Jones è veramente un ottimo scrittore.
il 16 Marzo 2010 alle 20:49 dice:
Grazie Andrea!!benvenuto nei pensierinblu, spero continuerai a leggerci..
il 17 Marzo 2010 alle 07:19 dice:
Accedo al blog come faccio quasi tutte le mattine, prima di andare al lavoro, e vedo il nome di ANDREA SIROTTI tra i commenti recenti…penso ad un’omonimia e invece no!
Permettimi, Pablo, di ringraziare attraverso il tuo Pensierinblu Andrea Sirotti e, idealmente , tutti i traduttori … creativi spesso dimenticati, relegati ingiustamente in secondo piano, come se i libri potessero tradursi da soli ,per puro un atto di magia.
Tradurre è reinventare, rendere lo spirito alle parole senza tradirle per condurle in mondi e modi differenti da quelli originali ; una traduzione è un atto incredibilmente importante, anzi determinante, per la vita di un libro.
Siccome sei un poeta vglio farti conoscere - ammesso che tu non lo sappia- una poesia di Margaret Atwood tratta dalla raccolta “Mattino nella casa bruciata” , tradotta da Giorgia Sensi e Andrea Sirotti
La poesia è “Elena di Troia balla sul bancone ” :
Il mio è un buon rapporto qualità-prezzo.
Come i predicatori, vendo visioni,
come la pubblicità del profumo, desiderio
o il suo facsimile. Come nelle barzellette
o in guerra, è tutta questione di tempismo.
Rivendo agli uomini i loro peggiori sospetti:
che tutto abbia un prezzo,
un pezzo per volta. Mi guardano e vedono
un massacro con la motosega appena prima che avvenga,
quando coscia, culo, macchia, fessura, tetta, e capezzolo
sono ancora uniti insieme.
Quanto odio gli batte dentro,
i miei adoratori gonfi di birra! Odio, o un ebbro
disperato amore. Vedendo la fila di teste
e occhi rovesciati, imploranti
ma pronti ad azzannarmi le caviglie,
capisco i diluvi e i terremoti, e l’impulso di pestare
le formiche. Mi muovo a ritmo,
e danzo per loro, perché
non lo sanno fare. La musica ha un odore volpino,
crepita come metallo riscaldato
e brucia le narici
o afosa come l’agosto, caliginoso e languido
come una città il giorno dopo il saccheggio,
quando lo stupro è fatto,
e la carneficina,
e i sopravvissuti vanno in giro
a cercare cibo
fra i rifiuti, e c’è solo un cupo sfinimento.
A proposito, è il sorriso
che mi estenua di più.
Il sorriso, e il far finta
di non sentirli.
Non li sento, infatti, perché dopo tutto
sono straniera per loro.
La loro parlata è ispida e gutturale,
ovvia come una fetta di spalla cotta,
ma io vengo dalla provincia degli dèi
dove i significati sono lirici e obliqui.
Io non mi svelo a tutti,
se ti avvicini all’orecchio te lo sussurro:
Mia madre fu stuprata da un sacro cigno.
Ci credi? Mi puoi portare fuori a cena.
È quello che diciamo a tutti i mariti.
Davvero, ci son tanti uccelli pericolosi in giro.
Certo che qua dentro solo tu
mi puoi capire.
Gli altri vorrebbero guardare
senza sentire nulla. Ridurmi alle componenti
come in una fabbrica di orologi o un mattatoio.
Spremere fuori il mistero.
Murarmi viva
nel mio stesso corpo.
Vorrebbero leggermi dentro,
ma non c’è niente di più opaco
della trasparenza totale.
Guarda – i miei piedi nemmeno toccano il marmo!
Come fiato o aerostato, mi sollevo,
lèvito a quindici centimetri da terra
nella mia luce di fiammeggiante uovo di cigno.
Pensi che non sia una dea?
Mettimi alla prova.
È una canzone torcia la mia.
Se mi tocchi bruci.
Un incanto.
il 21 Marzo 2010 alle 12:49 dice:
La poesia è decisamente incantevole e il merito come dici tu è dell’ottimo Andrea Sirotti. Cosa sarebbero i nostri libri senza i traduttori? Ci permettono di assaporare conoscenza ed emozione. Spesso nessuno gli riconosce il ruolo che hanno.
Neruda era terrorizzato dalla traduzione delle sue poesie nelle altre lingue. Temeva che perdessero la musicalità interiore. Diceva che solo in italiano continuavano a portare il loro carico poetico. Curava anche personalmente le traduzioni.
W i traduttori! Piccoli grandi poeti del nostro vivere
il 28 Marzo 2010 alle 11:05 dice:
Bellissima la poesia di margaret atwood. La conoscevo come scrittrice di meravigliosi romanzi (L’altra Grace) ma è folgorante anche come poetessa!
il 28 Marzo 2010 alle 19:40 dice:
Carissima Cinzia benvenuta nei Pensierinblu, spero che contribuirai anche tu ad arricchirli
il 20 Giugno 2010 alle 09:08 dice:
Dal fondo della notte che sovrasta
Come l’Inferno, polo a polo, nera,
Ringrazio qualunque dio esista
per l’anima mia così fiera.
Nel crudo artiglio degli eventi
Non ho gridato mai nè sussultato.
Sotto i colpi di fortuiti accadimenti
Il capo è ferito e non piegato.
Oltre questo sito di pianto e grida
Incombe delle tenebre l’Orrore.
Eppure negli anni ogni sfida
Mi trova, e troverà, senza timore.
Per quanto angusto sia il cammino,
Per quante pene il cartiglio abbia severe,
Sono maestro del mio destino:
E della mia anima il nocchiere.
William Ernest Henley
il 20 Giugno 2010 alle 10:39 dice:
Caro Valentino, benvenuto nei pensierinblu, grazie per questa differente traduzione che ci offri, molto bella!