Psicopatologia dell’homo panormitanus alla guida (I)

L’homo panormitanus come ben noto, non ama schierarsi, non prende mai una posizione decisa – nente sacciu e nente vitti- preferisce orientarsi verso il centro (con un bisogno malinconico di DC), così anche alla guida dell’auto tende al centro esatto della carreggiata. Procede con una guida calma e sognante, nel senso che è ben sprofondato nel sedile, appoggia la mano destra sul volante (con presa molle), la sinistra stà fuori dal finestrino e abbraccia la portiera quasi coccolandola. In bocca una sigaretta sempre e misteriosamente a metà, lo sguardo pensa ad altro non è certo preso dall’inquadrare gli specchietti che possono costituire solo fonte di fastidio per via degli inopinati riflessi, indi, per ovviare al problema il più delle volte li chiude, chiudendo la propria mente al mondo e alla strada. Procede così con il tachimetro ben saldo sui venti all’ora per le vie della città, non lasciando varchi di passaggio, procede incurante dei clacson che implorano strada e passaggio. Procede ben lento verso una meta, mentico del mondo che vuole sorpassarlo.

Quando esce dai suoi pensieri infarciti di superenalotto e calcioscomesse e sente strombazzare alla sue spalle, pensa che la strada sia abbastanza larga, non vi sia quindi alcun motivo per questo insulso rumore, se qualcuno vuole passare che passi pure, di certo lui non si sposterà dalla sua traiettoria. Dimentica che in Paliemmo bisogna posteggiare di fronte il negozio, laddove non sia possibile entrarvi proprio con il muso dell’auto, creando così il fenomeno della doppia e della tripla fila, che ha come diretta conseguenza il restringimento della carreggiata. Viali larghi diventano stretti cunicoli, si procede con l’incedere di un corteo funebre, di solito in testa a tutti c’è una vecchia Fiat Ritmo bianca in cui gravita l’homo panormitano, che non ha fretta, che è stanco dall’afa e che non ha un lavoro da raggiungere.

Le auto sono tra loro diverse, ma ci sono particolari che le rendono appartententi allo stesso insieme, una delle principali regole  è quella di non levare il cellofan dai sedili per preservarli il più possibile dall’usura, quindi meglio sudati e puzzosi che avere il sedile liso dal tempo (quando il cellofan cede al caldo, al sole e agli anni può essere sostituto da un asciugamano mare o da una tovaglia di spugna, ma il sedile non deve mai rimanere nudo e crudo nel suo essere).

La seconda regola dice che lo specchietto retrovisore è il posto dove appendere il segno distintivo del proprio essere automobilista, qui ci sono varie categorie di pensiero, alcuni appartengono alla scuola arbre magique, altri trovano che sia più protettiva l’immagine di un santo, i più spensierati appendono una palla di calcio in miniatura. Naturalmente nessuno si permette di guardare il traffico nello specchietto, in quanto non è questa la funzione per cui nasce.

L’altra regola è che il numero dei passeggeri dell’auto deve essere superiore di almeno un unità rispetto a quello previsto nel libretto di circolazione, il sedile posteriore è sempre affollato come una poltrona di una sala d’aspetto, si deve stare tutti ben compressi e senza cintura onde potersi sentire parte dello stesso insieme.

Per quanto invece riguarda gli optional è obbligatorio montare l’alettone posteriore (anche su una vettura di piccola cilindrata e moderata velocità), perchè a venti all’ora tiene meglio le curve e gli conferisce una veste decisamente sportiva. L’aria condizionata è del tutto superflua, è un qualcosa che si preferisce eliminare se non di serie, laddove non fosse possibile farlo, non la si accende, perchè la città va vissuta nel suo pieno, con i finestrini ben aperti (da cui annusare l’odor di munnizza , che il sindaco, preso dai suoi charter nautici, dimentica di far raccogliere), ma la cosa ancor più importante è che coi finestrini spalancati i picciriddi possono sporgersi fuori come scimmie prensili e divertirsi.

(fine parte I)

4 commenti in “Psicopatologia dell’homo panormitanus alla guida (I)”

  1. “Palermiade I ” …carina!
    Caro Pablo possiedi una vis comica notevole e amaramente realistica. Vi ho ritrovato una descrizione di modi di essere e di fare che potrebbe perfettamente rappresentare i miei concittadini, munnizza compresa . In attesa della parte II, ti saluto :-)

  2. Temo che l’homo panormitano, sia un homo meridionalis, che vive in tutte le nostre città, facendoci sentire parte dello stesso insieme;-) Ho letto dei nuovi spunti e spero che la parte II abbia la stessa vis di questa, buon w\e!

  3. Davvero molto divertente nel suo realismo:
    Molto bella anche la II parte!

  4. Grazie e bentornata nei pensierinblu! Sono in cerca di spunti per una terza parte, sulla pagina di FB me ne hanno suggeriti alcuni, speriamo di metterli insieme in modo fortunato.

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