Psicopatologia dell’homo panortimanus alla guida (II)
Sale, tre pacchi di sale mille lire! urlava una vecchia ape 50 dal suo megafono (e non era la voce di Battisti e dei suoi Giardini di Marzo, bensi un qualcosa di più squillante e metallico), girando tra vie e sobborghi della città, non c’è palermitano che non ricordi questa litania, non c’è automobilista che non sia rimasto bloccato dietro l’urlatore di sale. Il tempo passa ma certe figure mitologiche non muoiono mai, oggi l’inflazione ha portato i tre pacchi di sale ad un euro, ma il lapino è sempre lo stesso della mia infanzia.
Prima dei flussi migratori che hanno portato sulle nostre strade, tanti lavavetri marocchini (che poi magari vengono dal Bangladesh, ma nel nostro assolutisimo definiamo sempre come marocchini o al massimo tunisini) regnavano indiscussi i fruttaroli da semaforo. Se eri fermo ad aspettare il fatidico verde e magari eri preso dai tuoi pensieri, con il finestrino abbassato per vincere l’afa della carozzeria, d’improvviso ti ritrovavi una cassetta di fragoline sotto il naso, oppure un ananas nel posto passeggero, o dei cocchi sul cruscotto, o la frutta di stagione. Dottò cinquemila lì e ci rugnu tutta a cassetta. Guardi non sono interessato. Dottò mi resse i piccioli che già è verde… I fruttaroli da marciapiede stanno scomparendo, quando ne vedo uno rimango sempre affascinato, in modo inconsapevole regnano in loro le principali regole del marketing.
Il bersaglio preferito degli ambulanti sono gli uomini in giacca e colletto, che presi dal lavoro e dai pensieri rimangono sempre incastrati in trattative in cui è più facile comprare che fuggire. Ma esiste un’automobilista inattaccabile. La donnona in 126 celestina. Viaggia con i finestrini ben chiusi, il sedile orientato al parabrezza. La sua massa sovrasta il volante, forma quasi un corpo unico. Gli occhi sono ben fissi e dritti verso la strada. Non vede nulla di quello che le succede accanto, procede sicura e inattaccabile verso casa della mamma, mentre i figli nei sedili posteriori giocano a strangolarsi l’un con l’altro.
Il seggiolino per i bimbi non è obbligatorio, dipende dallo status sociale, se sei della palemmobbene e c’hai il Saavv hai sicuramente il seggiolino Chicco Formula 1, che è un obbligo da ostentare, se invece c’hai la Renault 5 Turbo avrai sicuramente una nonna che avrà la funzione di seggiolino.
Agli inizi del ‘900 carri lussuosi trascinati da magnifici cavalli arabi solcavano le vie del centro, portando i nobili da un palazzo ad una villa, o da un casino di campagna verso un casino di città, il tempo si è portato via i carri e i cavalli, ma non si è portata via la voglia di ostentare la propria ricchezza. La strada non è il luogo dove trovare la propria via come avrebbe profetizzato Kerouac è il posto giusto per affermare la propria superiorità sociale. Quindi è giusto indebitarsi con finanziarie e banche per accattarsi la BMW serie 3 o il Mercedes Cabrio , poco conta se si mangia pane e cipolla, ma ciò che è importante è dominare la strada dall’alto dei centimetri del SUV o dall’onnipotenza che ti dà un auto tedesca.
Ma c’è chi di fronte a tanta ostentazione di ricchezza, esce la propria voglia di libertà e incoscienza, vecchie Diane e Renault 4 esistono ed esisteranno ancora per accogliere ragazzi spensierati con voglia di mare e buona musica. Liberi dalle mode e dai dettami dei giornali cool. Con auto dipinte a mano coi colori pastello della gioventù.
Quello che di sicuro non morirà mai è il lapino! Accanto all’aquila che simboleggia la nostra città metterei l’ape 50, riusciamo ad utilizzarle nei modi più incredibili e surreali. Quando il signor Piaggio la creò, voleva risolvere un problema annoso del palermitano medio, ma possibile che ù panino chi panelle me lo abbia a manciare solo a Piazza San Francesco? Dal giorno della sua invenzione il lapino è stato trasformato in friggitoria ambulante, onde poter offrire il giusto panino a tutti gli stomaci affamati. Non tramonterà mai il sole sulla città se di fronte una scuola non ci sarà un panellaro e il suo lapino.
La leggenda del re panellaro narra che uno sfincionaro di Borgo Vecchio colmo di invidia e gelosia, dopo aver visto cotanto magia, decise di vendere il suo sfincionello a bordo di un lapino modificato. Divenendo col tempo un’apprezzato franchising capace di far conoscere le sue bontà in ogni vicolo della città.
Ma l’ape 50 è versatile, si addice al trasporto di cose, persone e ombrelloni. Non ci sarà vittoria del Palermo calcio senza un lapino tinto di rosanero in testa al corteo. Non ci sarà abbanniata di sale senza un lapino, non ci sarà arrotino o riparocucineagas (che si scrive e si pronuncia tutto unito) senza il suo lapino, non ci sarà grattatella di ghiaccio e amarene senza un lapino.
(Fine Parte II)
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