If I should fall behind – The Boss
That come the twilight should we lose our way
If as we’re walkin a hand should slip free
I’ll wait for you
And should I fall behind
Wait for me Leggi il resto…
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Ero in terrazzo a guardare il mare. Si calmava dopo la tempesta. Le onde diminuivano di frequenza, perdevano forza. Spuma e risacca svanivano come la fine dell’estate. Svanivano con la stessa velocità con cui bevevo il mio Nero d’Avola. Nel bicchiere guardavo gli archi lasciati dal vino e ci intravedevo le bifore del Duomo antico. Mi capita spesso di trovare collegamenti impossibili. La fantasia e il sogno, sono più veloci della ragione. Trovo una linea che unisce il vino con il romanzo. Il paesaggio con la musica. La storia con le vigne. Il mare con i viaggi. Il profumo di terra bagnata con il buon barolo.
Esistono connessioni possibili e probabili. Altre illoghiche ma realizzabili.
Avvolto nel mio maglione di lana blu, provo un piacevole brivido di freddo, mi entra dentro e mi comunica il fascino decadente del mare d’inverno. Il vino riscalda corpo e pensieri. Piccoli sorsi e grandi inalazioni. La qualità va centellinata. Dovremmo poterlo fare anche nella nostra vita. Disperdere in più fasi momenti felici. Capitano sempre troppo ravvicinati. Un mio amico dice che la vita è sempre uguale, cambiano solo gli occhiali con cui la vediamo. Spesso mi rifugio nel suo pensiero, ma sono convinto che la fortuna esista. Forse il fascino della nostra esistenza sta proprio in questo. E’ un compromesso tra noi e il Caso.
Alcuni chiamano Diavolo o Dio, il Caso. Dipende dagli stati d’animo.
Il vento pattina sul mare, nei suoi salti disegna onde, nelle frenate regala schizzi, volteggia apparentemente impazzito, in un disegno logicamente casuale. Il vento spesso intuisce i nostri pensieri e li porta lungo le vie del mondo. Oppure ci sbatte violentemente sul viso, come fanno gli errori della mente. In tutto può respirare una connessione. E se come diceva Skàrmeta, raccontiamo metafore, vivremo respirando poesia.
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Le canzoni che mi piacciono di più iniziano con la melodia della chitarra acustica, catturano la parte di cervello in cui risiedono i sogni. Sentire il suono degli strumenti, poterli distinguere e sentirli entrare ed uscire dall’armonia principale è un esercizio utile alla qualità delle emozioni interiori. Amo le voci rauche. Vorrei un mondo di ballate e menestrelli per potermi orientare nelle strade del piacere.
Tutte le volte che ascolto una di queste canzoni, dimentico di ascoltare il testo, la mia mente inizia a vagare in labirinti di emozione. Mentica della scintilla iniziatrice.
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Io sono uno che ha conosciuto la notte.
Ho fatto nella pioggia la strada avanti e indietro.
Ho oltrepassato l’ultima luce della città.
Io sono andato in fondo al vicolo più tetro.
Ho incontrato la guardia nel suo giro
ed ho abbassato gli occhi, per non spiegare.
Io ho trattenuto il passo e il mio respiro
quando da molto lontano un grido strozzato
giungeva oltre le case da un’altra strada,
ma non per richiamarmi o dirmi un commiato;
e ancor più lontano, a un’incredibile altezza,
nel cielo un orologio illuminato
proclamava che il tempo non era giusto, né errato.
Io sono uno che ha conosciuto la notte.
Robert Frost
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Li chiamano giorni della merla, mio padre dice che cadono uccelli morti. Freddo. Quando c’è molto freddo mi dice invece, che cadono elefanti morti. Maggiore è il freddo, maggiore è la stazza dell’animale. Non capiscola correlazione logica, ma mi diverte parecchio. Sorrido sempre come se fosse la prima volta.
Io dico che questi sono giorni da tè caldo, sfogline freschissime e di gocce da guardare dietro i vetri appannati. Giorni da tepore domestico.
Lavoravo in un paesino sulle pendici di Enna, dove il freddo è freddo quanto quello delle Dolomiti trentine, è solo meno chiccosoma è della stessa natura. Un collega mi diceva sempre, questi sono giorni per mangiare da soli e dormire in compagnia. Non ho mai ben capito perchè dovessi mangiare da solo. Odio mangiare solo. Il bello della tavola è condividere.
In pomeriggi come questi è davvero difficile abbandonare il tepore del plaid e la demenzialità dei programmi tv. Spesso capita che dobbiamo proprio scendere da casa e allora ci ritroviamo stretti nei nostri cappotti, con le mani intirizzite e assomigliamo ad omini Michelin goffi e stonati.
Amo il freddo. Odio il burrocacao. E’ di un dolciastro vomitevole. Devo riconoscere però che per un centauro è una delle poche armi di salvezza per mantenere labbra sempre sensuali.
Credo di amare il freddo. Il freddo comunica lentezza. Mette un limite di velocità al traffico dei neuroni. Fa osservare meglio dentro e fuori da sé stessi. Termosifoni di ghisa ustionanti, una tazza di tè e una bella tastiera per fissare i propri pensieri. In giorni come questi ho scritto le parti più belle del mio romanzo e ho scritto belle pagine di vita.
Erice è un borgo medievale diindubbia bellezza, forseuna Capalbio siciliana, erano giorni come questi, le strade avvolte dalla nebbia, i comignoli fumanti e il silenzio del freddo. Correre e rincorrere nel freddoe nella nebbia. Giocare come bambini. Scaldarsi con una cioccolata calda, pasticcini di mandorla e amore acerbo.
Buon freddo a tutti!
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